Carceri, Antigone denuncia: «La vita dei detenuti sta peggiorando»

Non mancano situazioni oltre il limite. Nelle strutture di Como, Brescia, Larino e Taranto il tasso di sovraffollamento raggiunge la quota del 200 per cento

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«La vita nelle carceri sta peggiorando». E lo stato di sovraffollamento nelle celle non è cambiato, anzi. A dirlo è Antigone nel rapporto di metà anno sul sistema penitenziario italiano. La fotografia ha evidenziato che fino a giugno c’erano 60.522 persone detenute nelle carceri (+867 unità in 6 mesi,+1.763 in 12 mesi). Ancora: «Il tasso di sovraffollamento è pari al 119,8 per cento, ossia il più alto nell’area dell’Unione Europea, seguito da quello in Ungheria e Francia». 

Situazioni oltre il limite
Non mancano situazioni oltre il limite. Nelle strutture di Como, Brescia, Larino e Taranto il tasso di sovraffollamento raggiunge la quota del 200 per cento. «Nel 30 per cento degli istituti visitati da Antigone in questi primi mesi dell’anno sono state riscontrate celle dove non era rispettato il parametro minimo dei 3 mq per detenuto, al di sotto del quale si configura per la giurisprudenza europea il trattamento inumano e degradante», si legge nel rapporto. 

Il parere di Gonnella
«La soluzione dinanzi a questa situazione di affollamento e a tutto ciò che questa comporta – dichiara il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella – non può essere rintracciata nella costruzione di nuovi istituti. Primo perché sarebbe una soluzione a lungo periodo, secondo perché i costi sarebbero elevatissimi e, almeno ad oggi, non sembrano esserci le necessarie coperture finanziarie. Ciò che bisognerebbe fare dunque  è investire sulle alternative alla detenzione e nel rendere la custodia cautelare un istituto utilizzato solo nei casi dove essa è realmente necessaria. Sotto questo punto di vista la buona notizia è che rispetto allo scorso anno il tasso di persone presenti in carcere in assenza di condanna definitiva è diminuito di quasi due punti, attestandosi al 31,5 per cento. Un dato però ancora lontano dalla media Europa del 21 per cento circa».

Tv e internet
Skype, uno strumento per interagire con i familiari, è ancora inaccessibile per i detenuti nel 65,6 per cento delle carceri, anche se lo prevede la legge. In 8 strutture su 10 non è mai possibile collegarsi a internet. E per la tv c’è spesso l’obbligo di spegnerla a mezzanotte, anche d’estate. «Non permettere ai detenuti di guardare la tv quando fa caldo, si fatica a prendere sonno e durante il giorno si è sempre stati nella cella a oziare significa contribuire a innervosire il clima generale», sottolinea Gonnella.

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