Carnevale Maffè: “Banche a rischio se governo non cambia manovra” 

“Il governo deve creare le condizioni per evitare che le banche vadano in crisi, invece di pensare a impossibili modi per salvarle. Se la legge di bilancio non dovesse cambiare e se la crisi di fiducia continuasse a pesare sullo spread, i patrimoni di decine di istituti verrebbero messi a rischio”. Lo afferma Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di Strategia presso la Scuola di Direzione aziendale dell’Università Bocconi, intervistato dall’Adnkronos.  

“Il governo, che tra le sue molte contraddizioni ha anche previsto di imporre nuove tasse per miliardi proprio sugli intermediari finanziari, può fare molto poco per intervenire direttamente, perché le azioni di sostengo alle banche dipendono dalle istituzioni europee e dalle autorità di controllo bancario, ovvero la Bce e, per delega, Bankitalia. Gli esecutivi nazionali non possono intervenire liberamente nel capitale delle banche senza rischiare di violare le norme contro gli aiuti di Stato e le regole della vigilanza europea”.    

Il rischio spread – Il braccio di ferro tra Europa e Italia rischia di far correre ulteriormente lo spread e questo avrebbe due effetti: incidere negativamente sul valore dei Btp in pancia alle banche e pesare sui crediti deteriorati, con una flessione significativa del valore potenziale delle sofferenze detenute dagli istituti di credito. “Chi ha fatto i compiti a casa e ha requisiti patrimoniali ben al di sopra di quelli richiesti riuscirà ad affrontare la tempesta o addirittura ad avvantaggiarsene, mentre rischia chi è già vicino ai minimi regolamentari fissati per il proprio capitale”, spiega. 

Chi rischia di più – Se Intesa Sanpaolo e Unicredit, ma non solo, sembrano in grado di reggere di fronte agli sbalzi del differenziale tra Btp e Bund, “numerose medie e piccole banche, specie quelle più esposte a Npl e Btp, subiranno un impatto molto maggiore e rischiano di non farcela da sole”, anche perché la difficoltà di accesso alla raccolta crea quel “circolo vizioso” che può portare a crisi di liquidità”, evidenzia Carnevale Maffè. Più in pericolo, senza voler scadere nell’allarmismo, sono gli istituti di credito che “servendosi della ‘droga’ di Draghi hanno fatto incetta di Btp, in proporzioni che costituiscono un multiplo del proprio Cet1, per quello che allora sembrava un facile arbitraggio tra tassi di interesse: ora l’azzardo emerge in tutte le sue contraddizioni”.  

Le opzioni sul tavolo – Per le banche il rischio è, se non sono disponibili opzioni di ricapitalizzazione o ‘matrimoni riparatori’ a condizioni di mercato, quello di dover essere sottoposte a risoluzione ordinata, come previsto dal recepimento delle direttive europee in tema di gestione delle crisi bancarie. “E’ inimmaginabile pensare che il governo possa reggere politicamente una catena di bail-in. Così come è insensato pensare, sul modello Alitalia, che il governo possa fare ricapitalizzazioni con tassi di interesse che, per essere approvati dalle autorità europee, dovrebbero probabilmente arrivare alla doppia cifra”.
 

La liquidazione coatta in stile banche venete “è tecnicamente possibile, ma richiederebbe comunque l’assenso delle autorità di risoluzione e si tradurrebbe in un esborso multimiliardario:
il che implicherebbe cancellare quella stessa  ‘manovra finanziaria’ la cui insostenibilità è stata causa primaria del dissesto patrimoniale delle banche”. Il tutto senza dimenticare che “Il governo italiano non può ricapitalizzare in via precauzionale le banche senza prima sottostare alle condizioni previste dalle regole europee”.  

Fuga di capitali – Per Carnevale Maffè occorre precisare, a beneficio di investitori e mercati, che gli effetti patrimoniali si manifestano di solito in tempi lunghi, mentre un aggravamento del clima che dovesse provocare una crisi di liquidità avrebbe effetti molto più immediati. Di fronte a una fuoriuscita massiccia di capitali dai bilanci bancari, la tempistica di aggravamento sulla liquidità “sarebbe di pochi giorni, anche di poche ore. Basta ricordare il caso della spagnola Banco Popular, andata in bail-in per il rapidissimo deteriorarsi della liquidità”.  

La soluzione a portata di mano del governo sembra dunque una sola, ed è quella indicata da Mario Draghi: “Smettere di andare in rotta di collisione con le istituzioni europee, rimettere mano alla manovra e renderla sostenibile. Ogni forma diretta di intervento a sostegno delle banche in difficoltà, compresa la ricapitalizzazione precauzionale, andrebbe concordata  con le stesse autorità europee alle quali invece il governo non perde occasione di sputare in faccia”, conclude Carnevale Maffè. 

(Fonte: Adnkronos)