Cartoni Morti, presto anche al cinema. Intervista ad Andrea Lorenzon

L'ideatore del popolare canale su YouTube, spiega a Momento Italia come nascono le sue opere e in che modo si svolge il suo lavoro. Inoltre, anticipa alcuni dei suoi progetti per il futuro

Cos’hanno in comune lo chef Alessandro Borghese, Gerry Scotti, i personaggi di Dragon Ball e della Disney e politici come Matteo Salvini o il sindaco di Lignano? Nulla, a parte essere personaggi dei “Cartoni Morti” di Andrea Lorenzon i cui video su YouTube superano regolarmente il milione di visualizzazioni. Perché morti? Una definizione la dà lo stesso autore sul canale YouTube, aperto nel 2017, dove scrive «mi chiamo Andrea Lorenzon e mi piace fare cartoni dove muoiono le persone». Insomma, un modo di fare diretto, graffiante e a volte scorretto che gli ha permesso in poco tempo di ottenere un enorme seguito con quasi 1 milione di iscritti al canale, quasi 600mila Mi piace su Facebook e 117mila follower su Instagram. Inoltre, uno dei suoi cartoni, “Salvini l’aggiustatutto” è stato premiato come miglior video comico agli ultimi Macchianera awards, i premi della rete. Tuttavia, Lorenzon non sembra gradire molto la definizione di comico o fumettista come spesso viene indicato: «Non mi sento fumettista – ci spiega –  e non sono mai stato interessato a entrare nel mondo dei fumetti. Mi definirei un autore, che è un po’ più generico, perché quello che secondo me mi contraddistingue di più è la sceneggiatura dei video. Poi parlando di Cartoni Morti, sono un animatore e faccio cartoni animati. In Italia ci sono pochissimi animatori, secondo me anche quello è il motivo per cui sono riuscito abbastanza a farmi conoscere in breve tempo».

Nei tuoi cartoni la satira è una componente importante?
«Certo, però non mi sono mai messo a tavolino dicendo “Adesso voglio diventare un animatore satirico”. Diciamo che l’etichetta di satiro nasce perché quello che mi diverte fare è un po’ dissacrare qualsiasi cosa dal telefilm al cartone animato che diventano parodia, fino alla politica e alla società e quindi entra in scena la satira, ma non ho un’etichetta particolare dove mi piace rientrare».

Come hai deciso di fare questo lavoro? Hai sempre avuto una passione per il disegno e l’animazione?
«Prima di creare Cartoni Morti, ero già iscritto su YouTube per conto mio, dal 2007. Quindi, considerando che il social è nato nel 2005, si può dire che sono un po’ un pioniere degli youtuber, perché non esistevano ancora. Ho sempre avuto la passione del videomaking, di fare il regista, l’attore, il musicista, un po’ di tutto… non ho mai avuto le idee molto chiare. E sicuramente anche l’animatore e il disegnatore. Il programma che utilizzo ho imparato a usarlo dalla seconda media. Per questo motivo riesco a sostenere una produzione così proficua. Per fare un video a settimana bisogna avere una certa mano e io sono anni che faccio queste animazioni. Inizialmente sognavo di fare cartoni come quelli giapponesi, poi volevo fare il regista, infine ho scelto un lavoro a caso. Insomma, ho avuto la mia crisi di identità anche io perché mi sono reso conto che non volevo fare più niente in particolare. A un certo punto mi sono anche iscritto a un corso di recitazione. Non perché volessi fare l’attore, ma solo per staccare dal mio lavoro: ero un grafico pubblicitario, il primo lavoro che mi è capitato sottomano giusto per non buttare via il tempo e stare a casa con YouTube provando a sfondare. Con la recitazione ho provato dizione e tutte quelle skills che mi sarebbero servite per fondare Cartoni morti. La recitazione mi è piaciuta, ma ho deciso di provare di nuovo la via di YouTube con la consapevolezza di dovermi concentrare solo su di un determinato settore e ho scelto le animazioni utilizzando tutte le abilità che ho appreso all’accademia teatrale. Così sono nati i Cartoni Morti».

Come hai avuto l’idea?
«Un po’ per provocazione. In tanti mi chiedono perché ho cominciato Cartoni Morti e io rispondo per i soldi, perché avevo un bisogno incredibile di andare a vivere per conto mio. Avevo trovato lavoro vicino a casa, quindi non potevo trasferirmi perché poi avrei avuto un affitto e tutte spese da pagare e mi sarei sentito molto più costretto a mantenere quel lavoro, perché è difficile cambiare quando hai delle spese. Quindi già col teatro cercavo di spingere tanto sull’aspetto imprenditoriale perché avevo questa esigenza di andare a vivere per conto mio. Ho creato Cartoni Morti, quindi, studiando il progetto fin nei minimi dettagli perché era la mia nuova occasione di avere un lavoro che mi piacesse fare e mi procurasse da vivere». 

Riesci a mantenerti solo con la tua attività di animatore?
«Sì, anche perché mi prende tutto il tempo. Prima quando lavoravo come impiegato grafico stavo anche 10 ore in ufficio, poi tornavo a casa la sera e mi dedicavo a YouTube facendo video di ogni genere, ma il tempo era troppo poco».

Per cominciare hai cercato qualche sponsorizzazione o utilizzato metodi come il crowdfunding?
«No, ho cominciato da zero. Siccome sono stato uno dei primi youtuber su internet, avevo e ho ancora adesso la partnership diretta con YouTube. Tanti, invece, si affidano ad agenzie terze. Avendo la partnership diretta ho potuto fondare il canale già con la partnership e ho cominciato a guadagnare da subito. All’inizio ci ho messo un po’ a vedere le prime entrate, fino a quando non sono riuscito a diventare indipendente. Quindi non ho fatto né patreon né crowdfunding all’inizio».

Dietro a ogni episodio che realizzi c’è un gran lavoro. Quanto ci vuole per realizzare uno dei tuoi video? Puoi descriverci una tua giornata tipo?
«Il tempo è un po’ vario, cerco sempre di finire impiegando 4 giorni a settimana. La parte più difficile è l’idea, descrivere il video, perché quella devi fartela venire per forza. Non è una cosa meccanica e ci vogliono 2 o 3 giorni. Cerco sempre di lavorare d’anticipo, a volte comincio a lavorarci la domenica invece del lunedì… è un po’ una tortura sotto certi punti di vista perché poi fai fatica a staccare, anche nei weekend, perché basta un attimo e sei già lì a pensare a un nuovo episodio. Quindi, 2-3 giorni li impiego a pensare a un’idea a e scriverla. Poi altri 2-3 giorni per registrare l’audio, tutte le voci, fare il doppiaggio, disegnare l’episodio e animarlo».

Realizzi tutto da solo o hai un team di lavoro?
«No, sono solo io. Poi ho un manager che prende contatti con gli intermediari, gestisce le email e si occupa della parte commerciale e burocratica».

Come scegli i tuoi soggetti?
«Cerco di stare attento alle mode che ci sono nel web, percepire le correnti che girano per dare una spinta in più alla viralizzazione. Però dipende anche da come li vedo io. Per esempio, nel caso di Alessandro Borghese, mi ricordo che continuavano a trasmettere a rotazione il programma di “4 Ristoranti” in televisione e quindi continuavo a sentire la sua voce tutti i giorni tanto da rendere automatico per me farne una parodia, anche vocale. Facendo l’accademia teatrale e imparando la dizione, che prima non conoscevo, ho iniziato a fare attenzione a tutte le cadenze e i difetti di pronuncia delle altre persone. Questo aumenta ancora di più quando ascolto chi ha un certo tipo di pronuncia, fa le stesse mosse, ha gli stessi tic e un certo tipo di codice di comportamento… in questi casi mi viene automatico l’istinto di imitarli. E da lì quando vedo un personaggio che secondo me potrebbe far ridere, lo prendo, lo inserisco in una sceneggiatura e si parte: inizio con un soggetto e una ambientazione molto vaga e poi da lì comincio a scrivere e vado abbastanza a caso, fino a quando non decido a occhio che sono passati 2 minuti e cerco un modo per farlo finire. E questo è più o meno il processo creativo di un video». 

Uno dei tuoi personaggi più famosi e ricorrenti è il sindaco di Lignano. C’è un motivo in particolare?
«È venuto fuori per caso. Il motivo per cui ho scelto il sindaco di Lignano è perché quando recitavo, andavamo anche in piccoli borghi o paesi e quando veniva fuori che c’era il sindaco come spettatore, tutti dicevano “Dobbiamo fare bene questo spettacolo perché c’è il sindaco che ci sta guardando”. Sembrava quasi che il sindaco fosse una personalità incredibile, in realtà eravamo in un piccolissimo paese. Così l’idea del sindaco incredibile con poteri magici mi divertiva, quindi quando ho fatto un episodio ambientato in spiaggia, perché eravamo in estate, e io in spiaggia vado a Lignano ho deciso di inserire questo sindaco con grandi poteri».

Qualche vip presente nei tuoi cartoni ti ha mai contattato per farti sapere cosa pensa?
«La parte bella è che ora con la visibilità che ho, sono sicuro che appena faccio una parodia di qualcuno questo lo viene a sapere, che mi contatti o meno. È cominciato con Alessandro Borghese: lui lo è venuto a sapere, ha condiviso il video, si è messo in contatto con me e mi ha mandato un suo libro con una dedica. Poi Gerry Scotti mi ha menzionato in un programma che conduce, mentre Montemagno, un personaggio del web, ha commentato un episodio su YouTube e prima o poi forse andrò da lui per fare un’intervista. Per ora è andata bene».

Qualcuno ti ha mai chiesto di essere inserito in uno dei tuoi cartoni?
«Solo alcuni amici youtuber. Però mi scrivono molte aziende chiedendo un video di promozione in modo ironico, come faccio di solito. Anche questo aspetto fa parte di quello che faccio». 

Le aziende ti lasciano piena libertà sui contenuti?
«Sì, anche perché spiego subito che il mio video non è la classica pubblicità del tipo “Questo è il prodotto compratelo”, ma semplicemente inserisco in un contesto ironico di un video il prodotto dell’azienda facendo vedere quello che fa. Tutti questi video, poi, hanno una grande visibilità perché quasi tutti raggiungono 1 milione di visite che, per un video sponsorizzato che in genere ne raccoglie molte di meno, è un bel numero».

Hai realizzato anche una parodia di Dragon Ball riuscendo a coinvolgere alcuni dei doppiatori della serie.
«Era da giugno che volevo farlo e sono riuscito a farlo uscire a inizio ottobre. Un amico youtuber, Maurizio Merluzzo, si è offerto di chiamare i doppiatori della serie, perché anche lui fa lo stesso lavoro e li conosce di persona. Col tempo è riuscito a trovarli e tutti sono stati molto disponibili a recitare le battute che ho scritto. Per me è stata una enorme soddisfazione avere i doppiatori ufficiali del cartone animato col quale sono cresciuto. Inoltre, ho avuto il piacere di collaborare con Giorgio Vanni, che ho conosciuto di persona, che ha cantato la sigla. È stato un bel progetto».

Ora non rimane che avere il parere del creatore di Dragon Ball, Akira Toriyama.
«So che i giapponesi sono poco interessati a quello che facciamo in Italia. Sicuramente conoscerlo mi farebbe un grande piacere».

Internet, ma non solo. Alcuni tuoi lavori, infatti, sono stati raccolti in un libro.
«Il mio intento non era quello di fare un libro a fumetti, ma dato che avevo disegnato tante tavole volevo semplicemente unirle per farne un volumetto. Ho creato anche un piccolo inedito, la storia del sindaco di Lignano, ma semmai in futuro deciderò di fare un fumetto partendo da zero sarà un lavoro con molti più contenuti creati appositamente. Non ho ancora qualcosa in programma, solo qualche idea, quindi non è una porta che chiudo. Sarà un fumetto studiato apposta e non solo una trasposizione dei miei Cartoni Morti».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
«Un progetto che sto attendendo è quello di fare un film sul grande schermo. Ho già dei contatti per realizzare un lungometraggio di Cartoni Morti, solo che ho chiesto l’aiuto di un co-sceneggiatore perché mi sono accorto che effettivamente scrivere un film da soli è un lavoro un po’ lungo, quindi ho bisogno di qualcuno che mi aiuti. I dialoghi saranno scritti da me, ma ho bisogno di un aiuto con le diverse scene. Il mio manager è in contatto con un produttore, ma non escludo la possibilità di aprire un crowdfunding così da avere tutte le libertà del caso. Il mio desiderio sarebbe realizzare un film stile Cartoni Morti, però molto scorretto e pieno di satira ed elementi italiani perché non essendoci una vera tradizione animata in Italia, non siamo abituati a vedere dei cartoni animati che prendono in giro la nostra cultura». 

Cartoni morti
Il creatore di Cartoni Morti, Andrea Lorenzon