Caso Demoskopika, Momento Italia chiarisce il “mistero” dei tesseramenti

La Cgil contesta i dati dell'Istituto di statistica riguardo a un calo dei suoi tesseramenti. Il segretario nazionale Nino Baseotto: «Alcuni attacchi sui social ci sembrano parte di un piano per denigrare il sindacato»

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Proviamo a far luce sull’enigma dei dati pubblicati dall’Istituto Demoskopika in merito a un calo dei tesseramenti dei sindacati, soprattutto della Cgil, nel periodo tra il 2015 e il 2017. L’ente guidato da Susanna Camusso ha contestato la ricerca in una nota, affermando di aver registrato, in realtà, un aumento dei suoi iscritti. Tuttavia, sul sito sono presenti quattro tabelle riferite al 2017 che riportano sia i dati pubblicati nella nota, pari a 5.518.774 tesserati, che quelli presi in esame da Demoskopika in riferimento a 5.199.730 di iscritti al sindacato. A svelare l’arcano ci ha pensato Nino Baseotto, segretario nazionale della Cgil che ci spiega come, in realtà, i dati presi in esame da Demoskopika si riferiscono a una cifra parziale: «Quelle tabelle sono una sorta di work in progress che è il dato certificato dal sistema al 31 dicembre 2017, che non è naturalmente il dato complessivo perché quello della certificazione è un lavoro che viene fotografato ogni fine anno a prescindere dalla chiusura del tesseramento che avviene un po’ dopo». Insomma, un’incomprensione che per il rappresentante del sindacato si sarebbe potuta evitare con una richiesta di chiarimenti da parte di Demoskopika. Inoltre Baseotto torna a criticare l’indice di appeal sindacale elaborato dall’istituto: «Prima non è mai stato utilizzato e da quello che abbiamo capito è scientificamente molto discutibile. Però abbiamo il massimo rispetto per gli istituti che fanno questo mestiere, quindi prendiamo atto anche di questa cosa, anche se ci sembra un po’ fantasiosa».

Calano gli iscritti tra i pensionati
Il segretario non nasconde che, ad ogni modo, un calo in alcune regioni e settori ci sia stato rispetto al passato: «Noi eravamo molto forti in regioni che dal punto di vista industriale hanno pagato uno scotto maggiore alla crisi. Inoltre abbiamo un calo sia pure contenuto di iscritti al sindacato dei pensionati per una ragione abbastanza semplice da spiegare. La legge Fornero ha prosciugato il trend di pensionamento delle persone o lo ha molto ritardato. Se un numero statisticamente inferiore al passato va in pensione è ovvio che il tesseramento al sindacato dei pensionati ne risente. Inoltre – continua Baseotto – quando gli attivi calano perché diminuiscono i posti di lavoro noi non ci possiamo inventare gli iscritti». Dunque come si può spiegare l’aumento comunicato dalla Cgil? Il segretario lo collega all’aumento di quanti hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali o alla disoccupazione: «Il nostro tesseramento è anche specchio della crisi, non può altro che essere così perché siamo un’organizzazione che funziona e ha degli alti e bassi a seconda di come evolve il lavoro in questo Paese».

Le critiche sui social
Riguardo al calo di fiducia nei confronti del sindacato, Baseotto ricorda i dati presentati a febbraio da Ilvo Diamanti su La Repubblica che parlano di un aumento della fiducia verso la Cgil rispetto agli anni precedenti. Tuttavia la presenza di critiche, soprattutto sui social, nei confronti dell’ente, non è passata inosservata. «Sui social c’è una dinamica diversa che abbiamo colto anche noi. In parte, crediamo si spieghi con l’uso degenerato dei cosiddetti troll, che stiamo cercando di documentare e di cui ne daremo conto in pubblico quando lo avremo fatto, perché alcune cose ci sembrano parte di un piano per denigrare il sindacato. In altri casi, invece, quando conosciamo la situazione diamo delle spiegazioni, anche privatamente, ai dubbi e alle domande che ci vengono posti». Infine Baseotto ammette nche dal punto di vista della comunicazione sui nuovi media ci sia ancora strada da fare, ma ricorda che la Cgil è sempre pronta ad accettare le critiche quando queste nascono dalla buona fede e siano costruttive: «Non andiamo in cerca di plebisciti. Siamo una grande organizzazione che può anche sbagliare. In alcuni casi se viene fatto un ragionamento costruttivo pensiamo che le critiche siano un argomento che ci da maggiore forza ed elementi per lavorare meglio».