Caso Di Matteo, Travaglio difende Bonafede: “E’ un colossale equivoco”

“L’altra sera l’ex pm (Nino Di Matteo, ndr) ha evocato le frasi dei boss a proposito della presunta retromarcia del ministro sulla sua nomina al Dap. E, anche se non ha fissato alcun nesso causale fra le due cose, Giletti l’ha dato per scontato. Noi ovviamente non eravamo presenti ai tre colloqui (uno telefonico e due al ministero) intercorsi tra Bonafede e Di Matteo. E non ne conosciamo i particolari. Ma già due anni fa ci facemmo l’idea di un colossale equivoco fra due persone in buona fede. Ecco la cronologia”. E quanto scrive Marco Travaglio nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano parlando dello scontro fra il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e il magistrato Nino Di Matteo, andato in scena nell’ultima puntata di “Non è l’Arena”.

Caso Di Matteo, l’editoriale di Travaglio

In un altro passaggio del suo editoriale, Travaglio sostiene che “l’ipotesi che la contrarietà dei mafiosi” abbia influenzato Bonafede “è smentita dalla successione dei fatti, oltre che dalla logica: chi vuole compiacere i boss non offre a Di Matteo il posto di Falcone, ucciso proprio per il ruolo di suggeritore di Martelli agli Affari penali, non al Dap”. “Ma Di Matteo – prosegue Travaglio – si convince, memore dei mille ostacoli incontrati nella sua carriera, che “qualcuno” sia intervenuto sul ministro per bloccarlo. Intanto Bonafede continua a sperare di portarlo con sé. Ma ormai il rapporto personale è compromesso, anche se poi Di Matteo non manca di sostenere le riforme di Bonafede (voto di scambio, spazzacorrotti, blocca-prescrizione ecc.) e la recente nomina a vice capo del Dap del suo “allievo” Roberto Tartaglia, giovane pm del processo Trattativa”. Un’altra “mossa che a tutto può far pensare, fuorché a un gentile omaggio a Cosa nostra”, conclude.

(Fonte: Adnkronos)