Caso Siri, Salvini: «Non ho tempo per le polemiche. Devo ridurre le tasse»

Il vicepremier e leader della Lega, intervenuto a margine di un convegno a Fidenza, glissa le domande sul sottosegretario ai Trasporti e parla di economia, sicurezza e immigrazione

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Matteo Salvini sceglie di non commentare gli sviluppi del caso Siri, che hanno visto il premier Giuseppe Conte annunciare di voler revocare l’incarico al sottosegretario ai Trasporti. Così, a margine di un comizio a Fidenza, risponde ai giornalisti di non avere «tempo per beghe e polemiche», ma di rivolgersi al premier per ogni chiarimento. «Mi occupo di tasse, sicurezza, droga, immigrazione lavoro – ha aggiunto Salvini – non ho tempo da perdere. Parlo a nome mio e della Lega e la gente mi chiede meno tasse, più sicurezza, meno droga, più telecamere. Non ho tempo da perdere, non commento nulla, lavoro. Qualcuno ha tempo da perdere polemizzando su altro, non sono io».

Riduzione delle tasse e sicurezza
Il ministro dell’Interno spiega che il tema di cui vuole occuparsi è quello di ridurre le tasse: «Non ho tempo da perdere in polemiche. Gli italiani mi chiedono meno tasse, quindi la flat tax è un’emergenza nazionale, un diritto e quindi non esistono parlamentari o ministri che dicano “C’è tempo per ridurre le tasse”. Il Consiglio dei ministri adesso si deve occupare della riduzione delle tasse». Inoltre Salvini ricorda due progetti di legge all’esame del parlamento: «Sto seguendo due progetti di legge che spero diventino legge il prima possibile, quello della faccenda delle telecamere in asili nido, scuole materne e case di riposo e quella che prevede la galera certa per gli spacciatori. Di altro non ho voglia né tempo di parlare».

Polemica con la Caritas e immigrazione
Salvini affronta anche le polemiche sull’accoglienza e risponde a chi lo ha attaccato dopo la riduzione, da 35 a 21 euro, della quota giornaliera assegnata alle Caritas per ogni migrante: «Se siete generosi accogliete anche con meno soldi, oppure accoglievate per far quattrini? Mi viene il dubbio che qualcuno accoglieva per far quattrini, non perché aveva il cuore generoso».
Infine, a chi chiede della visita in Ungheria e della recinzione innalzata dal premier Orban al confine con la Serbia, risponde: «Ha ottenuto il risultato e adesso in Ungheria gli ingressi sono più bassi. Quindi l’integrazione è possibile solo se i numeri sono sotto controllo. Lo dico anche al Santo Padre che parla sempre di porti aperti. L’integrazione, vera, è possibile se i numeri sono sotto controllo. Se ne arrivano 100-200mila all’anno coi barchini e coi barconi è il caos. Io non voglio il caos e credo che neanche il Santo Padre voglia il caos».