Celiachia, resiste il problema dei pazienti camaleonte

Ancora oggi mancano all'appello ben 400 mila dei 600 mila celiaci stimati in Italia: spesso i sintomi sono insoliti

celiaci

Le diagnosi di celiachia aumentano anno dopo anno ma non abbastanza. I tassi di crescita dei nuovi casi riconosciuti risultano praticamente dimezzati, passando da oltre 15 mila a circa 8 mila. Uno stop che, secondo gli esperti, contribuisce a spiegare perché ancora oggi mancano all’appello ben 400 mila dei 600 mila celiaci stimati in Italia. Tanti celiaci sono, infatti, pazienti camaleonte, nascosti alla diagnosi perché hanno sintomi insoliti: dalle afte ricorrenti in bocca a un’orticaria fastidiosa, dall’anemia all’infertilità, sono tanti i disturbi meno noti associati alla celiachia, che pochi conoscono e dunque collegano a una possibile intolleranza al glutine.

Medici sentinella
Riconoscere anche questi casi sommersi è l’obiettivo dell’Associazione nazionale celiachia (Aic), che in occasione della settimana nazionale della celiachia, dall’11 al 19 maggio, accende i riflettori sulle manifestazioni meno consuete dell’intolleranza al glutine per favorire una diagnosi tempestiva. Con un appello a specialisti come ginecologi, ortopedici, dentisti ed ematologi, di rado coinvolti nella diagnosi di celiachia, perché diventino anche loro medici-sentinella.

Programma
Numerose le iniziative che come ogni anno animeranno la settimana per diffondere la conoscenza della celiachia e ribadire l’importanza – sottolinea l’Aic – di garantire ai pazienti il diritto all’assistenza integrativa per la terapia senza glutine. L’elenco completo delle attività è sul sito www.settimanadellaceliachia.it dove per l’occasione è anche a disposizione il filo diretto con gli esperti perdomande di carattere medico, nutrizionale o sui diritti e le tutele dei celiaci.

L’esperto
«Le diagnosi stanno rallentando: lo sappiamo per certo grazie ai numeri molto precisi emersi dalla Relazione annuale sulla celiachia, il documento che ogni anno il ministero della Salute presenta in Parlamento e rende disponibile in rete – spiega Giuseppe Di Fabio, presidente Aic – Nel nostro Paese infatti conosciamo perfettamente i numeri della malattia grazie alla raccolta dei dati da parte di ciascuna Asl che eroga l’assistenza per i prodotti gluten free, un unicum in Europa e nel mondo. Da questi dati sappiamo che le diagnosi attuali sono poco più del 30 per cento di quelle attese sulla base dell’epidemiologia della celiachia, che colpisce l’1 per cento della popolazione e quindi riguarda circa 600 mila italiani. Paradossalmente, in tempi in cui si parla molto di celiachia e di dieta senza glutine, spesso adottata per scelta e, errore gravissimo, prima della diagnosi del medico siamo ancora poco efficaci nella diagnosi dei pazienti con sintomi non classici e insoliti, che possono trascorrere anni senza sapere di essere celiaci: sono soprattutto loro a mancare all’appello della diagnosi, restando esposti alle gravi complicanze della celiachia non curata».

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