Censis, il giovane lavoratore tipo? Cameriere, stressato e sottopagato

Non solo creiamo meno lavoro degli altri Paesi, ma ne distruggiamo di più proprio dove ce n'è di meno: il Mezzogiorno

censis

Il sistema è in crisi. Non da oggi, ma da un bel po’. La fotografia del “2° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale” non può che definirsi spietata per l’Italia, un Paese che crea meno lavoro degli altri in Europa. Del resto, basta analizzare i numeri: l’Italia segna un -0,3 per cento in occupazione, la Germania un +8,2 per cento, il Regno Unito un +7,6 per cento, la Francia un +4,1 per cento e nella media dell’Unione Europea siamo sotto dato che va in archivio un +2,5 per cento a livello continentale. Di più. Non solo creiamo meno lavoro degli altri Paesi, ma ne distruggiamo di più proprio dove ce n’è di meno: il Mezzogiorno. «Da noi i giovani sono camerieri, mentre gli anziani dipendenti pubblici», scrive il Censis nel rapporto. Al netto della disoccupazione, infatti, i millennial sono più presenti nel settore alberghi e ristoranti (39 per cento) e nel commercio (27,7 per cento). La situazione non migliora se mettiamo il focus sugli stipendi. Del resto, la retribuzione degli operai è sempre più lontana da quella dei dirigenti, con la forbice che si è impennata negli ultimi anni.  

E chi lavora, lavora sempre di più
Il 50,6 per cento dei lavoratori afferma che negli ultimi anni si lavora di più, con orari più lunghi e con maggiore intensità. Sono 2,1 milioni i lavoratori dipendenti che svolgono turni di notte, 4 milioni lavorano di domenica e nei giorni festivi, 4,1 milioni lavorano da casa oltre l’orario di lavoro con e-mail e altri strumenti digitali, 4,8 milioni lavorano oltre l’orario senza il pagamento degli straordinari. Gli effetti patologici dell’intensificazione del lavoro sono rilevanti. A causa del lavoro, 5,3 milioni di lavoratori dipendenti provano i sintomi dello stress (spossatezza, mal di testa, insonnia, ansia, attacchi di panico, depressione), 4,5 milioni non hanno tempo da dedicare a se stessi (per gli hobby, lo svago, il riposo), 2,4 milioni vivono contrasti in famiglia perché lavorano troppo.

Il welfare aziendale
La riduzione del benessere dei lavoratori trova una risposta nel welfare aziendale. Da una indagine su 7 mila lavoratori che beneficiano di prestazioni di welfare aziendale risulta che l’80% ha espresso una valutazione positiva, di cui il 56 per cento ottima e il 24 per cento buona. Tra i desideri dei lavoratori, al primo posto c’è la tutela della salute con iniziative di prevenzione e assistenza (42,5 per cento), seguono i servizi di supporto per la famiglia (servizi per i figli e per i familiari anziani) (37,8 per cento), le misure di integrazione del potere d’acquisto (34,5 per cento), i servizi per il tempo libero (banca delle ore e viaggi) (27,3 per cento), i servizi per gestire meglio il proprio tempo (soluzioni per risolvere incombenze burocratiche e il disbrigo delle commissioni) (26,5 per cento), infine la consulenza e il supporto per lo smart working (23,3 per cento). «La ricerca condotta dal Censis con Eudaimon evidenzia, un po’ a sorpresa rispetto al pessimismo dilagante, che ci sono le condizioni migliori per fare del welfare aziendale la leva con cui coinvolgere i collaboratori, far convergere i loro interessi con quelli dell’impresa e creare una comunità al lavoro», da detto Alberto Perfumo, amministratore delegato di Eudaimon. «Si può andare molto al di là dei risparmi fiscali e puntare dritti a più produttività e più benessere», ha poi concluso Profumo. 

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