Censis, rischio povertà per un giovane su quattro

E nella Pubblica amministrazione gli occupati al di sotto dei 34 anni sono solo il 6,5 percento

Censis

Nel 2017, circa 330mila giovani tra i 20 e i 29 anni sono stati a rischio povertà, con un aumento di 10mila unità dal 2016. Il dato, che corrisponde al 12,4 percento degli occupati, è contenuto nel 52° rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. L’Ente, nel capitolo su “Lavoro, professionalità, rappresentanze”, spiega come a rischiare siano soprattutto i lavoratori indipendenti o autonomi (il 18,1 percento).

Giovani a rischio povertà
Inoltre, il rischio povertà tra i minori di 14 anni è pari al 25,1 percento, con un aumento di quasi 5 punti percentuali rispetto la precedente rilevazione. Se, invece, si osserva la forbice di riferimento tra i 15 e i 24 anni, il dato è destinato a crescere con un incremento di quasi 6 punti percentuali. Quella dei giovani è una situazione particolarmente a rischio: 1 su 4, infatti, è a rischio povertà. Il dato si riduce leggermente nella fascia tra i 25 e i 34 anni, pari a poco più del 20 percento, e in quella con più di 65 anni, pari al 17,1 percento. Nella ricerca, viene evidenziato anche come nella fascia tra i 25 e i 34 anni i sottoccupati (pari al 4 percento degli occupati) siano il 23,5 percento del totale mentre, nello stesso intervallo, 16 giovani su 100 (circa 675mila persone), lavorano con un part time involontario.

Gli investimenti nella ricerca
Le spese delle società per il settore di ricerca e sviluppo sono state, tra il 2015 e il 2016, pari a 14 miliardi di euro, il 60,8 percento della spesa complessiva di 23 miliardi. Nel dettaglio, come si legge nella ricerca, «l’aumento di risorse destinate alla ricerca è stato del 9,3 percento per le imprese, mentre nell’insieme dell’economia la crescita è stata pari al 4,6 percento e ha portato così l’incidenza sul Pil all’1,38 percento».  Sono pari a 5, 5 miliardi i contributi dalle università, 3 miliardi dalle istituzioni pubbliche e 600 milioni da quelle non profit.
Dal 2012 al 2016 i ricercatori sono aumentati del 17,7 percento arrivando quasi a 186mila unità e andando a coprire il 42,7 percento degli addetti complessivi della ricerca.

Occupazione e Pubblica amministrazione
Come spiega il Censis, «il 70 percento degli italiani ritiene che la Pubblica Amministrazione in Italia funzioni piuttosto male (52,1 percento) o molto male (17,9 percento)». Per il 25,8 percento la motivazione è una cattiva organizzazione unita a una scarsa cultura del servizio e dei diritti dei cittadini; il 24,3 percento crede sia dovuto alla difficoltà di licenziare i dipendenti poco motivati e alla mancanza di incentivi per gli impiegati meritevoli; per il 23,3 percento la causa è da ricercare nelle interferenze della politica che interferisce con la scelta dei dirigenti e alimenta la corruzione; il 22,7 percento, infine, incolpa la troppa burocrazia.
Il totale degli occupati nella Pa è pari a 3.247.000 unità. Con il 56,6 percento, sono le donne ad avere la maggioranza tra gli occupati, mentre riguardo l’istruzione il 17,7 percento ha terminato soltanto la scuola dell’obbligo e il 44,3 percento ha un titolo di scuola superiore. La maggior parte degli impiegati, il 56,4 percento, ha più di 50 anni e soltanto il 6,5 percento ha meno di 34 anni. Una situazione verificatasi anche a causa del blocco del turn over e dell’innalzamento dei requisiti per andare in pensione. Questi fattori hanno determinato, tra il 2001 e il 2016, un innalzamento dell’età media che è passata dai 44,2 ai 50,7 anni. Il 30,9 percento ha un’anzianità di servizio inferiore ai 10 anni e soltanto il 16 percento supera i 30 anni.

La situazione dei liberi professionisti
«Sono 425mila – spiega il Censis –  i liberi professionisti under 40 nel 2017, con una riduzione di circa 8mila unità rispetto al 2016 e 22mila in meno dal 2013». In rapporto al totale degli occupati, in Italia la percentuale dei professionisti sotto i 40 anni è ferma al 5,4 percento da tre anni, mentre è al 30,4 percento sul totale dei liberi professionisti, pari a un -6 percento rispetto al 2010 e, confrontando il 2017 e il 2006, un – 11 percento.
«Nell’ultimo anno la variazione dei giovani liberi professionisti è stata del -6,1 percento, contro una riduzione del 27,3 percento degli occupati nella fascia d’età 15-39 anni», mentre, la percentuale dei liberi professionisti è cresciuta del 27,3 percento.
Infine, dall’ultima indagine sull’avvocatura realizzata dal Censis emerge come le cause principali di perdita di appeal della professione siano, per il 43,8 percento, la prolungata precarietà, mentre per il 21,3 percento la convinzione che la professione di avvocato non garantisca più adeguati sbocchi professionali.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

cinque × quattro =