Cervelli in fuga: opportunità, incentivi e riforme per farli rientrare

In Senato un convegno sul tema organizzato in occasione dell’iter parlamentare di approvazione del Decreto Crescita

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Palazzo Madama (foto da Twitter)

Centosette province di partenza con Milano, Roma, Genova, Torino e Napoli in pole position. Destinazione: Stati Uniti ma anche i Paesi scandinavi, il Regno Unito e la sempreverde Germania. I nuovi emigranti italiani si spostano da tutta la Penisola ma ancor di più decidono di partire per l’estero se vivono in una grande città e hanno studiato in una università prestigiosa. «Una situazione grave: formiamo laureati che poi se ne vanno. E’ un problema, soprattutto nel settore sanitario», ha sottolineato Daniele Pesco, presidente della V Commissione Bilancio del Senato intervenuto questa mattina al convegno “Opportunità, incentivi e riforme per attrarre Capitale Umano”, organizzato a Palazzo Giustiniani in occasione dell’iter parlamentare di approvazione del Decreto Crescita​.

Un evento che ha voluto fare il punto su benefici fiscali e incentivi messi in atto dal governo per far rientrare i cosiddetti “cervelli in fuga” oltre a proporsi come momento di confronto per suggerire miglioramenti legislativi e promuovere possibili riforme, come quella dell’Aire (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero). Un punto, quest’ultimo, su cui ha insistito particolarmente Alessandro Belluzzo, equity partner dello studio di professionisti Belluzzo International Partners: «L’iscrizione all’Aire è un obbligo normativo e non una scelta ma purtroppo in alcune circoscrizioni, come il Regno Unito, c’è una grandissima differenza numerica tra coloro che vivono realmente nel Paese e coloro che sono iscritti all’anagrafe (solitamente molti meno, ndr). E chi poi si iscrive in ritardo comunque non sana la sua posizione». Da qui la proposta di rivedere l’Anagre: «Abolirla se ha una semplice funzione di censimento, o, dal momento che è un obbligo, prevedere un’ammenda  per chi non ottempera ma anche valutare una sanatoria per l’iscrizione tardiva o la mancata iscrizione».

Ma perché l’importanza di rivedere l’Aire?
Con l’iscrizione all’Anagrafe degli italiani all’estero viene determinata la residenza fiscale della persona che si è trasferita in un altro Paese. Quindi la mancata iscrizione fa presumere che il cittadino risieda ancora in Italia, questo con tutte le implicazioni del caso. «L’Amministrazione Finanziaria – sottolineava Belluzzo già in un precedente convegno sul tema – ha confermato in più circolari la preclusione all’accesso alle agevolazioni fiscali per i soggetti che non posseggano il requisito dell’iscrizione all’Aire impedendo quindi di fatto l’accesso alla normativa per l’attrazione del capitale umano, con evidente danno tanto per il contribuente quanto in ultima analisi per l’erario stesso».

La fotografia
Un fenomeno, quello dell’emigrazione all’estero, che riguarda sempre più connazionali. «A gennaio 2018 abbiamo registrato il 64,7 per cento in più di italiani che sono partiti rispetto all’anno precedente», spiega Vito Rosario Petrocelli, presidente della III Commissione Affari Esteri, Emigrazione, del Senato. E non si tratta solo di giovani. «Negli ultimi 6 anni – dice ancora Petrocelli – è la fascia d’età degli over 65 ad aver avuto il trend di crescita maggiore, questo perché all’estero le persone trovano condizioni di vita più adeguate alle pensioni che ricevono. E poi c’è anche il fenomeno dei nonni che vanno ad aiutare figli e nipoti già trasferiti all’estero da tempo».

Le misure
Dal 2010, con la Legge per il Controesodo, il legislatore si è preoccupato di offrire a professionisti, ricercatori e accademici che hanno deciso di fare esperienze lavorative all’estero, la possibilità di rientrare in Italia e mettere in pratica le conoscenze teoriche e le esperienze pratiche maturate, garantendogli un beneficio fiscale in modo da adeguare stipendi e salari nazionali con quelli già percepiti all’estero. Con il Decreto Crescita questi benefici vengono riconfermati, aumentati ed allargati per consentire ad un sempre più crescente numero di italiani all’estero di tornare in patria per lavorare, comprare casa e mettere su famiglia.

Nello specifico, come spiega Daniele Pesco, il Decreto crescita prevede:

  • per chi rientra in Italia e trasferisce la residenza a partire dal 2020: riduzione del 70 per cento dell’imponibile Irpef; accesso facilitato al regime di favore; estensione anche ai lavoratori che avviano un’attività d’impresa a partire dal periodo d’imposta in corso al 1°gennaio 2020;
  • altre agevolazioni fiscali per condizioni particolari per ulteriori cinque periodi d’imposta: numero di figli minorenni; acquisto di una casa in Italia; trasferimento della residenza in una regione del Sud;
  • incentivi per il rientro di ricercatori e docenti che trasferiscono la residenza in Italia a partire dal 2020: la durata del regime fiscale di favore (-90 per cento sull’imponibile) pari a 6 anni; in presenza di specifiche condizioni, la durata dell’agevolazione è prolungata a 8,11 o 13 anni.

Nella legge di Bilancio è previsto poi l’esonero contributivo per i datori di lavoro privati che dal 1°gennaio al 31 dicembre 2019 assumono a tempo indeterminato giovani laureati con il massimo dei voti o dottori di ricerca.

Per le aziende poi sono previste, tra le altre: la maxideduzione Imu, l’iperammostamento, la maxideduzione per canoni software, bonus ricerca e sviluppo, mini Ires per gli utili lasciati in azienda, fondo da 15 milioni di euro per BlockChain, intelligenza artificiale e Internet delle cose.

 

 

 

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