Cessione del quinto: ecco a quale cifra diventa conveniente

Cos’è e come funziona una delle formule di prestito più richieste, con i consigli di un esperto sui pro e i contro del finanziamento

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Un altro dei segnali della crisi del reddito da lavoro, sempre più inadeguato a garantire una vita dignitosa a chi il lavoro ce l’ha, è l’enorme richiesta di prestiti in “cessione del quinto”. La peculiarità di questa forma di prestito – largamente pubblicizzata da banche e finanziarie che la spacciano per conveniente e sicura – è quella di avere un tasso fisso e il pagamento costante della rata che, ogni mese, viene trattenuta dallo stipendio o dalla pensione.

Cos’è e come funziona
Il nome deriva dal fatto che la somma addebitata (cioè la rata mensile) non può essere superiore a un quinto dell’importo della busta paga. Può essere richiesto da lavoratori pubblici e privati con contratto a tempo indeterminato in aziende con più di 15 dipendenti oppure da pensionati e ha una durata variabile compresa tra un minimo di 2 anni e un massimo di 10.
Nella maggior parte dei casi viene richiesto per pagare debiti pregressi e spese impreviste, una percentuale minore lo richiede per l’acquisto della casa o dell’automobile.
Per milioni di italiani, però, quello che inizialmente appariva un tipo di finanziamento sicuro e garantito si è rivelato una trappola infernale, tanto che anche Bankitalia ha lanciato un allarme nella scorsa primavera emanando una circolare che richiamava gli operatori a una maggiore trasparenza e correttezza nella gestione dei rapporti con i clienti.
La crescita dei contenziosi nel 2017, infatti, secondo i dati dell’Arbitro Bancario Finanziario, è del 40 per cento in più rispetto al 2016 (30.644 ricorsi totali ricevuti e tra questi ben 22.238 hanno riguardato proprio la cessione del quinto).

cessione del quinto
L’ex segretario nazionale di Adusbef, Mauro Novelli

L’opinione dell’esperto
«La mancanza di trasparenza, oltre che da parte di chi concede il prestito, dipende anche dal livello culturale del cliente che lo richiede e dal livello di conoscenza di questo servizio» dichiara Mauro Novelli, ex segretario nazionale (fino al 2015) di Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e Finanziari). «Spesso banche e finanziarie – continua – si interfacciano diversamente anche in base a chi si trovano di fronte. È ovvio che se dovranno concedere un prestito a un finanziere saranno più chiari e trasparenti».  Inoltre, «è sempre bene approfondire e fare tutte dovute verifiche legate alle polizze inglobate», aggiunge.
Il tasso di interesse per questo tipo di prestito è decisamente superiore a qualsiasi altro – parliamo del 10 per cento per le banche e di un paio di punti in più per le finanziarie – motivo per il quale rappresenta una straordinaria risorsa per fare utili. L’anno scorso sono stati erogati poco più di 5 miliardi di prestiti con questo sistema e, con questi tassi, siamo a un utile lordo di oltre 500 milioni. Nessuna operazione di prestito ha un simile rendimento.
Il consiglio del dott. Novelli è intanto quello di «puntare sulle banche e non sulle finanziarie innanzitutto per una questione di garanzia e poi di verificare sempre che la banca a cui si chiede il prestito sia convenzionata con l’Inps, perché in tal caso i tassi sono più bassi». Inoltre, sottolinea ancora Novelli, «se proprio bisogna richiedere un prestito con questa formula è meglio che sia superiore ai 15 mila euro poiché, sopra questa cifra, il tasso diventa più conveniente».

Vantaggi del prestito
Nonostante questi tassi dovrebbero scoraggiare i clienti, la cessione del quinto sembra l’unica via praticabile per una molteplicità di ragioni: l’istruttoria è abbastanza veloce, talvolta bastano pochi click; il denaro lo si riceve con una discreta certezza e rapidità; non ci sono indagini approfondite né sulla storia creditizia del cliente né sul motivo della richiesta.
Fin qui tutto sembra filare liscio, anche perché dopo il 2008 l’accesso al credito è stato una tragedia per i cittadini di medio e basso reddito. La morsa letale arriva quando i contraenti sperimentano le condizioni suicide e quindi intendono recidere il contratto per chiedere un altro prestito magari con altre modalità.
«È fondamentale dunque – avverte Novelli – informarsi in maniera precisa anche sulle condizioni legate alla cessazione del prestito che, nella maggior parte dei casi, sono molto onerose». L’uscita dal contratto, infatti, non può essere effettuata prima di aver pagato almeno il 40 per cento delle rate e poi ci sono le penali. Insomma, banche e finanziare fanno l’affare.

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