Cgia, i cinque punti per rilanciare l’economia del Paese

L'associazione si rivolge al nuovo governo suggerendo 5 diversi interventi per rilanciare la crescita italiana, soprattutto per quanto riguarda le piccole e medie imprese

Cgia

Rilanciare l’economia del Paese tramite cinque interventi mirati che vadano ad aiutare, soprattutto, le piccole e medie imprese (Pmi). È questa la ricetta della Cgia di Mestre, che ha elaborato cinque punti da presentare al governo per intervenire sulla crescita dell’Italia, virtualmente a zero (+ 0,2 per cento) da almeno 20 anni.

I punti della Cgia
Come primo intervento l’associazione propone la forte riduzione delle tasse e la semplificazione del sistema tributario, con uno choc fiscale che riduca, in 3 anni, la pressione fiscale di almeno 5 punti percentuali. Fra le misure possibili proposte dalla Cgia c’è il taglio del cuneo fiscale, l’eliminazione dell’Irap per le micro e piccole imprese e dello split payment, il reverse charge nell’edilizia e la riduzione progressiva degli acconti Irpef, Ires, Irap e Inps.

Il secondo punto della proposta parla di un intervento che dovrebbe puntare a favorire l’accesso al credito, in quanto si ricorda che che dal 2011 ad oggi gli impieghi alle imprese sono diminuiti del 27 per cento. L’ipotesi avanzata dall’associazione è quella di uno speciale finanziamento della Bce alle banche con vincolo di destinazione a favore delle micro e piccole imprese.

C’è, poi, il rilancio degli investimenti in quanto, ricorda la Cgia, rispetto al 2007, prima che iniziasse la crisi, gli investimenti in Italia sono crollati quasi del 20 per cento.

Nel quarto punto della proposta si chiede di incentivare gli interventi per il lavoro e la formazione, soprattutto quella «professionalizzante in un’ottica difiliera che metta a regime il sistema duale (alternanza scuola/lavoro e apprendistato), aiutando economicamente gli istituti tecnici e professionali di “frontiera”».

Infine, la Cgia invita a sostenere l’impresa 4.0, con una attenzione anche alle micro imprese e a quelle artigiane, e l’utilizzo del digitale fornendo «le stesse corsie preferenziali burocratiche e le medesime risorse speciali attribuite alle start-up e Pmi tecnologiche».

Differenze tra nord e sud del Paese
Uno dei problemi della nostra economia, commenta il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo, è il persistere di forti squilibri territoriali tra Nord e Sud: «Negli ultimi 20 anni, ad esempio, il settentrione è cresciuto del 7,5 per cento, il Mezzogiorno, invece, è crollato di 6 punti percentuali. Sempre in questo arco temporale, la crescita media annua registrata nel settentrione è stata dello 0,4 per cento, pari al doppio del risultato medio nazionale. Nel meridione, invece, il Pil medio annuo ha subito una contrazione dello 0,3 per cento».

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