Cgia, Mason: «Sforzo fiscale chiesto alle imprese non ha eguali in Europa»

L'Ufficio studi dell'associazione ricorda che tra questo lunedì e il prossimo 2 dicembre aziende e lavoratori autonomi pagheranno quasi 55 miliardi di euro

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Un vero e proprio lunedì nero e non per via del maltempo o del traffico che imperversa nelle grandi città, bensì perché in questa giornata, come ricorda una nota a cura dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, imprese e possessori di partite Iva, oggi, dovranno pagare le ritenute Irpef di dipendenti e collaboratori e versare l’Iva pagando, stima l’associazione, la cifra di 26,9 miliardi di euro. Inoltre, tutte le imprese dovranno versare i contributi previdenziali di dipendenti e collaboratori, mentre artigiani, commercianti e lavoratori autonomi, pagheranno all’Inps anche i propri. Come ricorda il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, «lo Stato incasserà in un solo giorno un importo pari alla dimensione economica della prossima manovra di bilancio. Una cifra da far tremare i polsi, anche se è bene ricordare che si tratta di una partita di giro. Le imprese, in qualità di sostituto di imposta, entro lunedì (oggi, 18 novembre, ndr) dovranno versare l’Iva incassata nelle settimane precedenti dalla propria clientela e l’Irpef di competenza delle proprie maestranze. Tuttavia, non mancheranno casi in cui sarà difficile onorare questa scadenza; purtroppo, la mancanza di liquidità sta tornando ad essere un problema assillante, soprattutto per tantissime piccole e micro imprese».

Tasse sulle imprese superiori alla media dell’Eurozona
Il comunicato riporta i dati relativi alla pressione fiscale complessiva sulle imprese italiane che, secondo i dati della Banca Mondiale (Doing Business), corrisponde al 59,1 per cento dei profitti commerciali rispetto alla media dell’Area Euro pari al 42,8 per cento. A questo proposito il segretario della Cgia, Renato Mason, fa presente che «sebbene la congiuntura economica non volga al bello, lo sforzo fiscale richiesto alle nostre imprese non ha eguali nel resto d’Europa. Nonostante la giustizia civile sia lentissima, il credito sia concesso con il contagocce, la burocrazia abbia raggiunto livelli ormai insopportabili, la Pubblica amministrazione rimanga la peggiore pagatrice d’Europa e il sistema logistico-infrastrutturale registri dei ritardi spaventosi, la fedeltà fiscale delle nostre imprese rimane comunque molto elevata». Inoltre, prosegue la nota, l’ultimo anno, il rapporto tra fisco e imprese è stato rivoluzionato a cominciare dall’introduzione della fatturazione elettronica e dal primo luglio è scattato l’obbligo, per le partite Iva superiori ai 400mila euro, della memorizzazione e dell’invio telematico dei corrispettivi. Operazione che dal 2020 sarà estesa a tutte le attività economiche.

Sanzioni
Cosa accade a chi non rispetta la scadenza dei pagamenti prevista per il 18 novembre? Le sanzioni previste dall’ordinamento tributario impongono al contribuente il versamento dell’1 per cento dell’importo da pagare al fisco per ogni giorno di ritardo entro il 15esimo giorno dalla scadenza. Se il pagamento si effettua Tra il 15esimo e il 90esimo giorno, la percentuale sale al 15 per cento. Il mancato pagamento o il superamento del 90esimo giorno, vede la sanzione salire al 30 per cento. Inoltre, indipendentemente dal ritardo, sono altresì dovuti gli interessi legali pari allo 0,8 per cento dell’importo da pagare.  Tuttavia, usufruendo del cosiddetto “ravvedimento operoso”, le sanzioni possono essere fortemente ridimensionate a condizione che si versi sia l’importo omesso che la sanzione, ridotta, insieme agli interessi. In ogni caso le riduzioni diminuiscono con il passare del tempo di pagamento.

Prossime scadenze
Infine, la nota della Cgia ricorda che la prossima scadenza è fissata per il 30 novembre. Essendo sabato i pagamenti slitteranno a lunedì 2 dicembre, quando piccole imprese e lavoratori autonomi saranno chiamati a pagare la seconda o unica rata degli acconti Irpef, Irap e Inps, mentre le società di capitali, invece, pagheranno la seconda o unica rata dell’acconto Ires e Irap per un totale di circa 28 miliardi di euro.