Chi sono le vittime della strage  

C’era Sayyad, che sognava di diventare un calciatore di football. E poi Khaled, rifugiato siriano arrivato solo pochi mesi in Nuova Zelanda pensando di essere ormai al sicuro. E ancora, il piccolo Mucad, che di anni ne aveva solo 3. Sono solo alcune delle 49 vittime della strage avvenuta ieri nelle due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. Vittime con nazionalità e storie diverse, molte delle quali rifugiati, che erano convinti di aver trovato un futuro migliore. 

L’INGEGNERE – Daoud Nabi, 71anni, è stato il primo ad essere identificato, scrive la ‘Bbc’. Nato in Afghanistan, Daoud si era trasferito con la sua famiglia in Nuova Zelanda negli anni ’80 per sfuggire all’invasione sovietica. Era un ingegnere con il pallino delle auto d’epoca e presidente di un’associazione locale afghana. Noto sostenitore di altri gruppi di migranti, quando il killer ha fatto irruzione Daoud pare abbia fatto da scudo ad altre persone presenti nella moschea. 

SAYYAD CHE SOGNAVA IL FOOTBALL – Aveva solo 14 anni Sayyad Milne ma sognava già in grande: nel suo futuro c’era spazio solo per il football. Venerdì si trovava alla moschea di Al Noor con sua madre. A confermare la morte del piccolo ai media neozelandesi è stato il papà John. “Non me lo hanno detto ancora ufficialmente ma so che è morto perché è stato visto. Lo ricordo come il bambino che ho quasi perso alla nascita. Un piccolo soldato coraggioso, è così difficile… vederlo ucciso da qualcuno a cui non importava niente di nessuno. Ora so che è in pace”. La sorellastra Brydie Henry ha raccontato ai giornalisti di aver visto il bambino per l’ultima volta “disteso sul pavimento della moschea con del sangue nella parte inferiore del corpo”. 

L’INSEGNANTE EROE E SUO FIGLIO – Naeem Rashid era originario di Abbottabad, in Pakistan. Era un insegnante a Christchurch. Nel video dell’attacco alla moschea di Al Noor, lo si vede mentre cerca di affrontare l’uomo armato. Gravemente ferito, Rashid è stato portato in ospedale ma la sua famiglia ha detto alla Bbc che è morto. Per tutti è già un eroe. “Fin dall’infanzia diceva che si dovrebbe passare la vita ad aiutare gli altri – ha detto il fratello Khurshid Alam – quando muori le persone si sentono orgogliose di te, lui l’ha fatto”. Nella strage ha perso la vita anche Talha, il figlio maggiore di Naeem. Aveva 11 anni quando la famiglia si trasferì in Nuova Zelanda. Da poco aveva ottenuto un lavoro e sperava di sposarsi presto. “Ora stiamo prendendo accordi per riportare in Pakistan i cadaveri di entrambi, padre e figlio” ha detto lo zio del ragazzo. 

HOSNE ARA, MORTA PER SALVARE IL MARITO – Hosne Ara, nata in Bangladesh, aveva 42 anni. Si trovava nella zona riservata alle donne della moschea di Al Noor quando ha sentito sparare. Suo marito, Farid Uddin, che è sulla sedia a rotelle, si trovava nella zona degli uomini. “Subito dopo aver sentito il rumore degli spari, si è precipitata sul posto salvare suo marito, ma è morta”, ha detto il nipote al quotidiano ‘New Age’ del Bangladesh. Secondo quanto riferito, il marito è sopravvissuto. 

IL RIFUGIATO SIRIANO – Khaled Mustafa era un rifugiato siriano e si era trasferito in Nuova Zelanda con la famiglia da appena un anno. Per loro il Paese era considerato un rifugio sicuro. Uno dei figli adolescenti, che non è stato identificato, risulta ancora disperso. Un altro figlio è stato gravemente ferito e ha subito un intervento chirurgico. 

IL PICCOLO MUCAD – Aveva solo 3 anni Mucad Ibrahim e la sua famiglia non lo ha più visto dalla sparatoria. Era nella moschea di Al Noor con i genitori ma non risulta nella lista dei feriti portati negli ospedali. A raccontarlo è il fratello, Abdi Ibrahim. “Crediamo sia morto nella moschea” ha spiegato, parlando di un bambino “pieno di energia, giocoso che amava ridere molto”. Poco dopo la polizia ha confermato che almeno un bambino è stato ucciso e molti sono stati feriti. 

IL MEDICO – Amjad Hamid, 57 anni, era un medico palestinese. Non si hanno notizie certe della sua morte ma dall’attacco alla moschea dove pregava ogni venerdì nessuno l’ha più visto. La famiglia ha detto ai media neozelandesi di aver controllato negli ospedali e in qualsiasi altro posto, ma non l’avevano trovato. Sua moglie e i famigliari credono che sia morto. “È terribile…speravamo di trovare un futuro migliore per noi e per i bambini”, ha detto la moglie Hahan al New Zealand Herald. Il medico viene descritto come “un uomo molto gentile”. La coppia si è trasferita in Nuova Zelanda 23 anni fa e ha avuto due figli. Il signor Hamid era specializzato in malattie cardiorespiratorie. 

LE ALTRE VITTIME – Tra le altre vittime c’è poi Hussain al-Umari, 35 anni. Ogni venerdì si recava alla moschea e poi andava a cena a casa dei genitori. L’ultima volta che gli ha parlato risale a giovedì. Era felice perché avevano appena comprato una macchina nuova. Secondo quanto raccontato dai genitori a Stuff.co.nz li era “un ragazzo gentile” che “cercava sempre di aiutare gli altri”. Tra i dispersi ci sono vittime provenienti da Giordania, India, Pakistan, Bangladesh, Afghanistan e Arabia Saudita. Almeno quattro persone dalla Somalia sono state uccise negli attacchi. 

(Fonte: Adnkronos)