Chiese sconsacrate, no a pub e ristoranti ma solo usi sociali

Gli ex edifici di culto non potranno più essere utilizzati per finalità commerciali o che non siano al servizio dei cittadini

chiese sconsacrate
La chiesa sconsacrata in via Lomazzo a Milano

Una chiesa resta sempre una chiesa, anche se sconsacrata, pertanto non può essere utilizzata per tutto. Sembra essere questo il nuovo modus operandi del Vaticano che ha deciso di istituire una serie di linee guida sull’utilizzo delle chiese sconsacrate. Se ne discuterà al convegno “Dio non abita più qui?”, organizzato il 29 e 30 novembre dal pontificio consiglio per la Cultura all’Università Gregoriana dei gesuiti, a Roma, dove verranno stilate le linee guida sulla dismissione e il riuso del patrimonio ecclesiastico.

Solo finalità sociali
Negli ultimi dieci anni il numero di chiese “attive” è diminuito sensibilmente, sia per la costruzione di nuovi edifici che per la carenza di fedeli che, in certi casi, hanno portato alcuni luoghi di culto a restare pressoché vuoti durante le funzioni. Molti edifici inutilizzati vengono, pertanto, sconsacrati e possono essere utilizzati anche con funzioni non religiose. Accade così che a Milano, in via Piero della Francesca, quella che fino agli anni ’70 era una chiesa, oggi sia una discoteca, mentre a via Lomazzo, un edificio del ‘700 è stato trasformato in pub. E gli utilizzi non si fermano alla ristorazione e all’intrattenimento. A Genova, infatti, la chiesa che, fino al 1931, fu dedicata a Santa Sabina, oggi è una banca e a Brescia, in via Milano, invece del luogo di culto ecco una lavanderia a gettoni.

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L’interno dell’ex chiesa di via Lomazzo a Milano

Il fotografo Andrea Di Martino, nel suo libro “The Mass is ended” (La messa è finita), ha raccolto le foto, scattate tra il 2008 e il 2013, di una settantina di edifici trasformatisi nei modi più svariati: sale concerti, librerie, teatri, pizzerie sono solo alcuni degli usi documentati dai suoi scatti.
Queste trasformazioni dei luoghi di culto sono state anche oggetto di un contest fotografico su Instagram, “Chiese non più chiese” #nolongerchurches, organizzato dall’Università Gregoriana. Le foto dei vincitori saranno esposte nei locali dell’università in occasione del convegno organizzato dalla Cei per discutere sul futuro delle chiese sconsacrate. Il Vaticano, infatti, non vuole più che si verifichino casi simili a quelli raccontati. D’ora in poi, invece di essere venduti, gli edifici potrebbero essere dati in comodato d’uso a determinate condizioni: sì a finalità sociali e culturali come mense per i poveri o biblioteche, ma niente più ristoranti, pub o esercizi simili.

Non solo Italia
Non è soltanto il nostro Paese a essere interessato dal fenomeno. Anche in Europa, molti Stati possono vantare esempi di chiese utilizzate nei modi più svariati dopo essere state sconsacrate. Due casi eclatanti si possono trovare ad Arnhem, in Olanda, dove un edificio del 19esimo secolo è diventato un negozio d’abbigliamento, mentre un altro è stato trasformato in uno skatepark; in Inghilterra, a Bristol, l’ex basilica di Saint Paul è diventata una scuola circense e restando nel Regno Unito, in Scozia, una chiesa luterana di Edimburgo oggi è un pub dedicato al personaggio di Frankenstein.

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