Chiuso “Che tempo che fa”. Zingaretti: «Censura». Gasparri: «Vittimismo di Fazio»

Polemiche dopo la chiusura anticipata della trasmissione di Raiuno del lunedì sera. I dem parlano di censura, mentre per Forza Italia è una semplice rimodulazione dei palinsesti

che tempo che fa

Fabio Fazio e il suo “Che fuori tempo che fa” salutano anticipatamente gli spettatori. Come annunciato dallo stesso conduttore, infatti, le prossime 3 puntate del programma sono state tagliate, e quella del 13 maggio sarà l’ultima della stagione. «Grazie per essere stati con noi quest’anno: più del 13 per cento e un milione e mezzo di telespettatori di media. Grazie molte», è stato il saluto di Fazio.

Censura o riorganizzazione del palinsesto?
La notizia non è passata inosservata, e subito si sono alzate proteste per la censura verso il conduttore e la sua trasmissione.
Per Rita Borioni, consigliera di amministrazione Rai vicina al Pd, Fabio Fazio sarebbe diventato «il capro espiatorio di una situazione, di un clima interno ed esterno che vede in lui un bersaglio da colpire – spiega in un’intervista al Corriere della sera – Le motivazioni ufficiali sul palinsesto che risente delle elezioni? Beh, io dico che le consultazioni europee non sono un fatto improvviso, o una sorpresa spuntata fuori qualche giorno fa… Lo sappiamo tutti noi europei da quattro mesi. Il calendario delle trasmissioni Rai, con i necessari cambiamenti che nessuno discute, andava messo a punto da tempo, certo non così all’ultimo momento, magari prevedendo il recupero delle puntate di Fazio».
Come dichiarato dal segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti: «Su Fazio chiamatela come volete. Io la chiamo censura contro la libertà di espressione».
Non è dello stesso avviso il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che giustifica la decisione di sospendere “Che fuori tempo che fa”, per via delle regole sulla par condicio: «Ci mancava il vittimismo di Fazio per censure che non esistono. In attuazione delle regole approvate dalla commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, il servizio pubblico deve programmare trasmissioni elettorali con le regole della par condicio, dando voce a tutte le liste presentate alle elezioni europee. Lo spazio dopo le 23.00, dedicato alle tribune su Rai uno lunedì 20 maggio al posto di Orietta Berti e Frassica che cinguettano, non è quindi una violazione della libertà, ma l’adempimento di un dovere informativo».

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