Cinghiali, l’80 per cento degli italiani pensa vadano fermati a ogni costo

E' quanto emerge da un'indagine Coldiretti-Ixè sui danni alle coltivazioni e gli incidenti provocati dagli animali selvatici. E gli agricoltori sono scesi in piazza Montecitorio per protestare

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Migliaia di agricoltori da tutte le regioni d’Italia sono scesi in piazza a Montecitorio per protestare contro… i cinghiali. I danni provocati dagli ungulati e da altri animali selvatici alle coltivazioni, infatti, sono sempre più ingenti e per questo motivo, supportati dalla Coldiretti, gli agricoltori hanno deciso di dire basta chiedendo a gran voce una soluzione al problema. Inoltre, non vanno dimenticati i rischi per la sicurezza dei cittadini, data la presenza degli animali anche in alcune zone delle città e i pericoli per gli automobilisti. In piazza sono stati esposti cartelli con slogan come “La sicurezza delle nostre famiglie è più importante di un cinghiale”, “Basta danni e paura, fate qualcosa. Adesso”, “Il cinghiale campa, il campo crepa”, “L’unico cinghiale buono è con la polenta” ed è stato portato un pentolone contenente polenta e spezzatino di cinghiale. A supportare la protesta anche esponenti delle istituzioni, sindaci con i gonfaloni e ai rappresentanti dei sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, dell’ambientalismo e delle associazioni dei consumatori come Symbola, Terranostra, Federparchi, Federconsumatori, Codacons, Adusbef, Centro Consumatori Italia, Apab e Legambiente. 

Problemi alla sicurezza
Secondo una stima elaborata da Coldiretti su dati delle Regioni e dell’Osservatorio Asaps, in Italia ogni anno si verificano 10mila incidenti stradali a causa di animali selvatici e, rispetto al 2018 quando si sono verificati 11 episodi mortali, quest’anno nei primi nove mesi i casi sono già 13. A questo proposito, inoltre, la Coldiretti sottolinea che tra il 2010 e il 2018 il numero di incidenti mortali o con feriti gravi a causa di animali selvatici è aumentato dell’81 per cento. In base a un’indagine realizzata da Ixè per l’associazione, 3 italiani su 4 (72,7 per cento) considerano i cinghiali un pericolo per la circolazione su strade e autostrade, con le percentuali che salgono all’83 per cento dei residenti se si analizzano solo i dati dei piccoli centri.

Lo studio
L’indagine Coldiretti/Ixè riporta anche come più di 8 italiani su 10 (81 per cento) pensano che l’emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero. Il 90 per cento dei cittadini considera un pericolo la fauna selvatica con i cinghiali che sono ritenuti in numero eccessivo dal 69 per cento e un 58 per cento li ritiene una vera e propria minaccia per la popolazione, in aggiunta ai problemi per le coltivazioni e l’equilibrio ambientale, opinione data dal 75 per cento degli intervistati. Così, 6 italiani su 10 , il 62 per cento, affermano di avere paura dei cinghiali e quasi la metà (48 per cento) non abiterebbe in una zona dove questi animali vivono in gran numero. Infine, in merito a chi dovrebbe occuparsi di risolvere il problema, 1 italiano su 2 (53 per cento)  pensa che il compito spetti alle Regioni, per il 25 per cento dovrebbe occuparsene il governo e per il 22 per cento i Comuni.

I rischi maggiori all’alba e al crepuscolo
«Migliaia di incidenti da nord a sud della Penisola – spiega la Coldiretti in un comunicato – fanno registrare danni per milioni di euro fra costi per riparazioni meccaniche e di carrozzeria alle auto e spese sanitarie per le persone rimaste ferite e contuse.  Ma si tratta – evidenzia l’associazione – solo della punta dell’iceberg perché molti non denunciano scoraggiati dalle lungaggini burocratiche e dalle condizioni poste dalle assicurazioni come ad esempio, oltre alle tracce sulla vettura e sull’asfalto, anche il rinvenimento della carcassa dell’animale con il quale ci si è scontrati. Nel 2018 un incidente grave su 5 è avvenuto di notte ma sono le ore dell’alba e quelle del crepuscolo le più a rischio, con i branchi di cinghiali che si muovono razziando cibo nelle periferie urbane o distruggendo campi e colture, riuscendo a percorrere fino a 40 chilometri alla volta».  In molti casi, gli animali dopo l’incidente fuggono e così gli automobilisti, sempre che non debbano essere trasportati in ospedale, non possono fare altro che chiamare i soccorsi e prepararsi a pagare i danni senza neppure poter denunciare l’accaduto considerata la mancanza di prove. «Non è più solo una questione di risarcimenti – spiega il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini – ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione. Bisogna rendere ancora più efficaci i piani di contenimento e allargare le maglie di intervento perché in caso contrario la questione è destinata a peggiorare». 

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La protesta degli agricoltori in piazza Montecitorio (fonte Coldiretti)

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