Coldiretti, cani e gatti presenti in almeno 1 casa su 3

L'associazione, inoltre, lancia l'allarme sulla progressiva diminuzione, negli ultimi dieci anni, degli esemplari presenti nelle fattorie

Coldiretti
Butteri maremmani in piazza San Pietro per la festa di Sant’Antonio Abate

Mucche, pecore, asini, galline e tanti altri animali della fattoria hanno affollato Piazza San Pietro, a Roma, per la consueta benedizione nel giorno di Sant’Antonio abate. Il 17 gennaio, infatti, è il giorno in cui, in tante parrocchie e chiese d’Italia, si rinnova questa antica tradizione dedicata agli animali da compagnia o della fattoria. Proprio questi ultimi, riporta la Coldiretti, hanno visto il loro numero calare drasticamente. Negli ultimi dieci anni sono scomparsi 1,7 milioni di esemplari tra mucche, maiali, pecore e capre. «Stalle, ricoveri e ovili si sono svuotati dal 2008 con la Fattoria Italia che ha perso – sottolinea l’associazione – solo tra gli animali più grandi, circa un milione di pecore, agnelli e capre, oltre a 600mila maiali e più di 100mila bovini e bufale. Un addio che ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori».
Inoltre, nel suo dossier “Gli animali nelle case e nelle fattorie degli italiani nel 2018”, la Coldiretti riporta come nel nostro Paese una famiglia su tre (32 per cento) ha in casa almeno un animale da compagnia che, in alcuni casi, diventa importante tanto quanto un membro della famiglia.

I dati della ricerca
Nello studio, l’associazione spiega come, nelle case degli italiani vivano più di 14 milioni di cani e gatti, 3 milioni di conigli e tartarughe, 13 milioni di uccelli e 30 milioni di pesci. Secondo dati dell’Eurispes, analizzati da Coldiretti, il 19,3 per cento delle famiglie italiane ha un solo animale, il 7,1 per cento ne possiede due, il 3,7 per cento ne ha tre e nel 2,3 per cento dei casi ce ne sono dai quattro in su.
Differenze sostanziali si riscontrano nella redistribuzione geografica: infatti, spiega la Coldiretti, Sardegna e Sicilia sono le due regioni più amanti degli animali, presenti in almeno una casa su due (46,7 per cento), seguite dal centro Italia (34,7 per cento), dal sud (31,9 per cento), dal nord ovest (30,6 per cento) e dal nord est (24,9 per cento).
Prendersi cura degli animali ha anche un costo, che va da circa 50 euro al mese nel 57,7 per cento dei casi, arrivando fino a 300 euro e più nel 2,2 per cento. «Tra chi ne possiede uno – ricorda la Coldiretti – il 53,5 per cento sacrifica una parte consistente del proprio tempo libero per accudirlo, il 46,2 per cento rinuncia a uscire la sera o a viaggiare per non lasciarlo solo. Uno su tre (37,3 per cento) prepara i pasti a cani e gatti usando solo ingredienti freschi invece di cibo specializzato e un 53,5 per cento permette ai proprio animali di dormire con sé, con la percentuale che sale al 56,4 per cento nel caso di coppie senza figli».

Animali e terapie
Quello degli animali, sottolinea la Coldiretti, è un ruolo che è cresciuto via via all’interno della società , venendo riconosciuto anche a livello giuridico da norme e regolamenti come la legge sull’agricoltura sociale, sostenuta dall’associazione, che valorizza gli effetti positivi della pet-therapy. «Fra le pratiche di agricoltura sociale – spiega la Coldiretti – vi sono infatti i servizi di cura e assistenza terapeutica come l’ippoterapia o l’onoterapia senza dimenticare però la funzione formativa e conoscitiva soprattutto nei confronti delle nuove generazioni svolta dalle fattorie didattiche con l’apicoltura e gli allevamenti di piccoli animali da cortile ma anche di mucche, maiali, pecore o capre. Un’attività che la Coldiretti sostiene attraverso l’iniziativa educazione alla Campagna Amica che coinvolge oltre 100mila alunni delle scuole».

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