Coldiretti, ora gli chef fanno la spesa direttamente dal contadino

Secondo una ricerca realizzata dall'associazione in collaborazione col Censis risulta che i prodotti più richiesti sono olio extravergine, vino, frutta e verdura

Coldiretti

La sempre crescente domanda di genuinità e trasparenza per gli alimenti che si portano a tavola, ha portato gli chef a rivolgersi direttamente agli agricoltori per le forniture dei loro ristoranti. A rivelarlo una ricerca realizzata da Coldiretti e Censis presentata in occasione della prima giornata della cucina contadina nell’ambito dell’Assemblea nazionale di Terranostra, l’Associazione Agrituristica di Campagna Amica.
Secondo la ricerca il 39 per cento dei locali si rivolge prevalentemente alle aziende agricole, contro un 34 per cento che si rifornisce da grossisti e un 21 per cento che va nei mercati.

I dati dello studio
Come sottolinea la Coldiretti «i prodotti più acquistati presso gli agricoltori sono l’olio extravergine di oliva, comprato dal 70 per cento dagli chef, seguito dal vino acquistato in cantina dal 68 per cento e la frutta e verdura con il 62 per cento per le maggiori caratteristiche di freschezza e genuinità che garantiscono i prodotti a chilometri zero, ma anche per le preoccupazioni sul rischio frodi che il rapporto diretto con i prodotti tende ad azzerare».

La qualità a portata di mano
Tuttavia, non mancano casi in cui si preferisce produrre direttamente gli alimenti da utilizzare in cucina coltivando il proprio orto o gestendo una vigna o una azienda agricola. «Una tendenza spinta – riferisce la Coldiretti – dalla possibilità di garantirsi la qualità della materia prima utilizzata in cucina che assicura la garanzia di variare i menu secondo la stagione e rassicura i clienti che possono conoscere direttamente la provenienza del cibo a loro offerto. Il fenomeno si è diffuso anche all’estero dove spesso però le condizioni climatiche non offrono la possibilità di disporre durante l’anno di una ampia varietà di frutta e verdura coltivate localmente, come invece avviene in Italia».
Come sostiene l’associazione, la sensibilità di ristoratori e clienti è in crescita verso un modello di consumo che, garantendo la freschezza, tagliando le intermediazioni e riducendo le distanze che devono percorrere gli alimenti con mezzi spesso inquinanti prima di giungere a tavola, presenta effetti positivi sul piano economico, di salute e ambientale. «Si stima, infatti – sottolinea la Coldiretti – che ogni pasto percorra in media quasi duemila chilometri con aerei, navi o camion che possono essere evitati consumando prodotti locali, di stagione e a chilometri zero».

Più interesse verso i prodotti del territorio
E il trend verso una maggiore sostenibilità non sembra destinato ad esaurirsi visto che, puntualizza la Coldiretti, «quasi un ristoratore su 2 (43 per cento) ritiene che l’interesse per i prodotti del territorio nel proprio locale sia destinato addirittura ad aumentare nei prossimi anni, mentre un altro 43 per cento pensa che rimarrà comunque costante e appena il 4 per cento crede che andrà a scemare».
Si tratta di un fenomeno legato al fatto che la qualità riconosciuta delle materie prime e la loro tracciabile provenienza tricolore sono diventati ormai un fattore strategico di successo per il settore. «Il requisito più richiesto – continua l’associazione – è infatti l’italianità del prodotto alimentare, indicato dal 44 per cento dei cittadini come la caratteristica più importante al momento della scelta dei cibi, mentre Il 35,2 per cento indica la tracciabilità che consente di verificare il rispetto di sicurezza, genuinità e salubrità dei prodotti».