Come viene fatto e quanto costa un tampone per il coronavirus: tutto quello che c’è da sapere

Si parla molto, negli ultimi giorni, della possibilità di aumentare il numero dei tamponi per isolare anche gli asintomatici ed evitare la propagazione del contagio.  Nei prossimi giorni si dovrà capire se le direttive governative potranno eventualmente portare ad uno screen massimo della popolazione. Tuttavia, al momento, non mancano le criticità che arrivano direttamente dagli operatori sanitari relativamente alle strutture, al numero di persone addette.

Tampone per il coronavirus è faringeo

La diagnosi relativa alla possibilità che una persona possa essere infettata da coronavirus avviene attraverso un tampone faringeo. Uno strumento che può essere associato ad un grande cotton fioc viene inserito in gola e sfruttando la sua estremità assorbente si riesce ad ottenere una parte di liquido utile ad essere esaminata in laboratorio. A quel punto entrano diversi aspetti: la professionalità di chi lo esamina intesa come unità impegnata al lavoro, le strutture, i costi per il sistema sanitario nazionale e i reagenti necessari per individuare il coronavirus.

Parla il virologo

Mauro Pistello, direttore dell’Unità Operativa dell’Azienda Ospedaliera di Pisa, è stato ospite di Radio Tv Cusano Italia.

E ha chiarito alcuni punti. “Il sistema sanitario  ha detto   paga per un tampone 80 euro, però tutto il mondo sta usando questi reagenti ed è difficile l’approvvigionamento. Come per i dispositivi di protezione individuale che non si trovano”.

“Le ditte – ha proseguito – che si fanno sono poche, non è facile riconvertirsi. Anche nel caso in cui avessimo voluto fare uno screening di popolazione oltre che discutibile come approccio, non ci sarebbe state le risorse fisiche e le strutture stesse”.

“Costerebbe troppo – ha rivelato – in termini di strutture che non sono in grado di gestire un grande numero di campioni. Avremmo dovuto arruolare altre persone e svuotare altri reparti questo”.