Commercio, gli esodati e l’indennizzo fantasma del biennio 2017/2018

La legge di bilancio 2018 ha reso definitivo l'indennizzo commercianti per chiusura attività, escludendo però il biennio precedente al 2019

commercio
Gruppo Facebook degli "Esodati indennizzo commercianti"

Li chiamano “esodati del commercio” e a rientrare in questa definizione sono tutti coloro che sono stati costretti a chiudere un’attività nel biennio 2017/2018. Tuttavia, pur avendo i requisiti non rientrano nella cosiddetta rottamazione delle licenze, ossia il contributo di 513 euro mensili, a cui può accedere chi si ritrova senza lavoro a pochi mesi dalla pensione e sceglie di riconsegnare la sua licenza da commerciante. Il motivo è dato dall’impossibilità di poter percepire l’indennizzo commercianti previsto dalla legge 207/1996 e ripristinato in maniera strutturale dall’ultima legge di bilancio. La circolare Inps n.77/2019, infatti, prevede che a poter fare richiesta per accedere al provvedimento siano soltanto «coloro che cessano l’attività a decorrere dal 1° gennaio 2019, data di entrata in vigore della legge di bilancio». Questo ha lasciato in difficoltà numerose persone e su Facebook è stato creato anche un gruppo, con più di 100 partecipanti, «nato per trovare una soluzione per chi è rimasto escluso dall’indennizzo commercianti perché ha chiuso all’attività commerciale prima di gennaio 2019».

Un po’ di storia
La misura venne introdotta nel 1996, e via via prorogata, come risarcimento per coloro che si ritrovavano costretti a chiudere la propria attività con pochi mesi mancanti per poter percepire la pensione di vecchiaia. L’ultima proroga è stata valida fino al 2016 e non c’è stato alcun provvedimento aggiuntivo valido per il 2017. Al termine del 2018, infine, la norma è stata ripresentata con la legge n. 145/2018 (all’art. 1, commi 283 e 284) e l’indennizzo reso definitivo a partire dal 2019, lasciando però escluso il biennio 2017/2018.

Le modalità di accesso
Tutti coloro che, invece, rientrano nei tempi della nuova normativa, possono fare richiesta per ottenere l’indennizzo seguendo le istruzioni presentate dall’Inps nella circolare 77/2019. Vi rientrano gli uomini con almeno 62 anni e le donne con almeno 57, titolari e coadiutori di «attività commerciale al minuto in sede fissa, anche abbinata ad attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande; attività commerciale su aree pubbliche, anche in forma itinerante (articolo 27 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114); i titolari e coadiutori di attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;
gli agenti e rappresentanti di commercio, ma non i loro coadiutori». Inoltre, è necessario che al momento della cessazione dell’attività, riusltino iscritti «per almeno 5 anni, in qualità di titolari o di coadiutori, alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali».
Per quanto riguarda l’erogazione dell’indennizzo, questa è subordinata a condizione che i soggetti «abbiano cessato definitivamente l’attività commerciale; abbiano riconsegnato al Comune di competenza l’autorizzazione/licenza amministrativa di cui erano intestatari – e che – il soggetto titolare dell’attività si sia cancellato dal Registro delle imprese presso la Camera di Commercio o dal Repertorio Economico Amministrativo (Rea)».
Dopo aver presentato specifica domanda, dal mese successivo, si inizia a percepire l’indennizzo che ammonta a 513 euro al mese.

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