Commercio, il vicepremier Di Maio: «Stop entro l’anno ai negozi aperti la domenica»

L'idea del governo preoccupa la grande distribuzione. Il Codacons lancia l'allarme sui piccoli esercizi: «la chiusura nei giorni festivi significa dirottare i consumi sull' e-commerce». E Renzi incalza: «Di Maio ministro della disoccupazione»

Luigi Di Maio

Lo aveva annunciato all’inizio dell’estate e lo ha ribadito adesso che siamo alla fine della stagione: stop ai negozi aperti la domenica. Il vicepremier, Luigi Di Maio, a margine della Fiera del Levante, a Bari ha, infatti, dichiarato che «entro l’anno verrà approvata la legge che impone uno stop nei week end e nei festivi a centri commerciali ed esercizi commerciali, con delle turnazioni». «L’orario degli esercizi commerciali non può più essere liberalizzato come fatto dal governo Monti perché sta distruggendo le famiglie italiane» ha scandito Di Maio aggiungendo «bisogna ricominciare a disciplinare gli orari di apertura e chiusura».

Ritorno al passato
Insomma il M5S va avanti sul punto senza, evidentemente, temere ripercussioni sui consensi. Già a metà luglio il deputato del Movimento 5 Stelle, Davide Crippa, attuale sottosegretario allo Sviluppo Economico, aveva presentato una proposta di legge che riprendeva il testo del 2013 a firma di un altro deputato pentastellato, Michele Dell’Orco. Obiettivo: superare il decreto “Salva Italia” del 2011, a opera del governo Monti, che prevedeva appunto la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali. In tutto le proposte sul tema sono cinque, oltre a quella del M5S, ce n’è una della Lega (prima firmataria Barbara Saltamartini),una del Pd(Gianluca Benemati), una del Consiglio regionale delle Marche e una di iniziativa popolare.
Giovedì, in commissione Attività produttive alla Camera, prenderà il via l’esame dei disegni di legge.

Tra favorevoli e contrari
La proposta, come previsto, divide. Di misura «irrazionale, anti-investimenti, anti-crescita e anti-occupazione», ha parlato il coordinatore di +Europa, Benedetto Della Vedova, definendola anche una proposta «classista» perché «sono moltissimi – dice Della Vedova – i consumatori delle fasce meno agiate che scelgono la domenica per gli acquisti con la famiglia nei centri commerciali».

Invita a «partire da una regolamentazione minima e sobria attraverso il dialogo con le rappresentanze», Enrico Postacchini, delegato per le Politiche commerciali di Confcommercio. E di «confronto indispensabile» parla anche Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil sottolineando che «le condizioni di lavoro degli addetti del settore sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’anno e con la sperimentazione dell’orario h24; alle difficoltà nella conciliazione dei tempi vita e di lavoro si aggiunge peraltro un’indisponibilità sempre più diffusa da parte delle imprese a contrattare anche il riconoscimento economico per i turni di lavoro domenicali». E parla di «battaglia di civiltà» l’assessore siciliano alle Attività produttive, Mimmo Turano, specificando che «la Giunta Musumeci, così come altri regioni, si era già mossa in questo senso insieme alle organizzazioni di categoria del settore e alle organizzazioni sindacali».
Preoccupata, invece, la grande distribuzione organizzata con l’amministratore delegato di Conad, Francesco Pugliese, che avverte: a rischio ci sarebbero 40-50mila lavoratori.

Renzi vs Di Maio
«Obbligare tutti alla chiusura domenicale, come vuole Di Maio, è assurdo: significa semplicemente far licenziare tanti ragazzi». Ha scritto il senatore del Pd, Matteo Renzi: «Fateci caso: come per il decreto dignità, Di Maio tira fuori queste idee quando è in crisi di visibilità. Gli serve tenere l’attenzione su di lui, altrimenti fagocitato da Salvini. Ma per inseguire i post di Salvini, Di Maio distrugge posti di lavoro. Sostenere che le famiglie si separino perché si lavora anche di domenica significa vivere su Marte. Di Maio si conferma il ministro della disoccupazione: se questo provvedimento sarà approvato, tanti ragazzi perderanno il posto di lavoro. Tanto fanno il reddito di cittadinanza, no?».

L’allarme del Codacons
Il divieto di aperture dei negozi nei  giorni festivi «determinerà la morte di migliaia di piccoli esercizi,  con effetti negativi sul pil e sull’occupazione e un sensibile  spostamento degli acquisti verso l’e-commerce» ha affermato il Codacons dichiarandosi pronto a scendere in campo a sostegno dei negozianti contro i provvedimenti allo studio del Governo. «Dodici milioni di italiani fanno acquisti la domenica, e i giorni festivi rappresentano per loro l’unica occasione per dedicarsi allo shopping e alle compere – spiega il presidente dell’associazione dei consumatori Carlo Rienzi – privarli di tale possibilità attraverso misure che bloccano le aperture domenicali, equivale a dirottare gli acquisti dei consumatori versol’e-commerce che, a differenza dei  negozi tradizionali, non subisce alcun vincolo o limitazione».

In base alle proiezioni del Codacons il settore delle vendite online, che cresce in Italia a ritmi elevatissimi (+13,6 per cento a luglio) e che nel 2017 ha registrato nel nostro paese un giro d’affari pari a 23,6 miliardi di euro, sarà l’unico a beneficiare delle chiusure domenicali dei negozi, con un incremento del giro d’affari pari a +2,7 miliardi di euro solo nel primo anno e come effetto diretto di un eventuale divieto di apertura nei giorni festivi per gli esercizi tradizionali.

 

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