Commercio, in Italia una attività su cinque è ambulante

Sono quasi 200 mila gli operatori dei “mercatini”, pari al 22 per cento di tutte le aziende di commercio al dettaglio della Penisola. Oltre la metà parla straniero. Tra gli italiani, quasi l’80 per cento opera nella provincia di nascita

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Una impresa commerciale su 5 è ambulante. A fine giugno, secondo i dati del Registro delle Imprese, elaborati da Unioncamere-InfoCamere, sono quasi 200 mila gli operatori di questo comparto (il 95 per cento dei quali ha scelto la forma di impresa individuale), pari al 22 per cento di tutte le aziende di commercio al dettaglio della Penisola. E’ evidente come questa tipologia di impresa, nelle sue diverse forme, rappresenti una parte rilevante del panorama dell’offerta distributiva del nostro Paese.

Ambulanti a casa propria
Imprese che hanno alcune caratteristiche comuni. Innanzitutto la spiccata valenza locale: in media il 78 per cento dei titolari svolge la propria attività nella provincia di nascita.  Poi c’è lo stretto legame col territorio che, in generale, caratterizza tutto il Mezzogiorno, si evidenzia soprattutto a Bari, Palermo e Napoli . Il 97,4 per cento delle imprese individuali del capoluogo pugliese, infatti, ha un titolare nato in uno dei comuni della provincia. A pari merito Palermo e Napoli dove il 95 per cento degli ambulanti proviene dal rispettivo territorio comunale. Ad accezione di Bolzano in settima posizione, con un ragguardevole 92,6 per cento di ambulanti autoctoni, per trovare una provincia del centro-nord bisogna scorrere la classifica fino al 20° posto, dove si colloca Padova (83,5 per cento).

Il commercio ambulante sembra essere, invece, poco attrattivo in provincia di Asti, dove solo il 43,8 per cento degli operatori è originario della zona. Fra i territori al disotto della soglia del 50 per cento ci sono poi le province di Aosta (44,2 per cento), Vercelli (46,3 per cento), Alessandria (48 per cento) e Savona (48,8 per cento).

Ambulante non fa sempre rima con straniero
L’altro aspetto che caratterizza il settore è quello legato alla forte presenza di operatori stranieri tra gli imprenditori (di poco superiore alle 100 mila unità, il 56 per cento del totale). L’analisi territoriale svela però un’Italia dai profili molto variegati, con province in cui la quota di ambulanti italiani è assolutamente schiacciante rispetto a quella dei colleghi stranieri. Non solo ad Enna (dove i locali sono l’86,5 per cento), Brindisi e Bari (entrambe oltre il 75 per cento) ma anche a Torino, dove gli ambulanti italiani sono il 67,3 per cento. All’altro estremo, i territori con minore presenza di imprenditori ambulanti nati in Italia sono le province di Catanzaro (solo il 20,2 per cento rispetto al totale), Reggio Calabria (21,5 per cento) e Pisa (23 per cento)

Tra i paesi di provenienza degli ambulanti stranieri, quello che presenta di gran lunga il maggior numero di imprenditori è il Marocco (39 mila) che assomma quasi il 40 per cento degli stranieri operanti nel settore a livello nazionale. Seguono a distanza Senegal e Bangladesh, con consistenze analoghe (circa 15 mila imprese).

Il Territorio
La distribuzione degli ambulanti a livello territoriale dimostra che la Campania, con 30 mila realtà al 30 giugno, presenta il maggior numero di imprese nel comparto, ma
numerose risultano anche in Lombardia (22.429 imprese registrate) e in Sicilia (19.726). In queste tre regioni  ha sede quasi il 40 per cento delle imprese del commercio ambulante della Penisola. Calabria, Sardegna e Toscana (tutte sopra il 25 per cento) sono invece le regioni con l’incidenza percentuale maggiore di imprese ambulanti considerando il totale delle realtà appartenenti del commercio al dettaglio.

I settori
Il settore che va per la maggiore è l’abbigliamento: rappresenta il 38,4 per cento delle imprese del commercio ambulante. Al secondo posto c’è la categoria “altri prodotti” (tra cui fiori, cosmetici, detersivi, chincaglieria) con quasi il 38 per cento delle attività, e solo al terzo posto il settore alimentare, il cui contributo si ferma al 18,4 per cento di tutti gli esercizi ambulanti (con prevalenza della componente legata ai prodotti ortofrutticoli).

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