Commercio, più occupazione nei festivi ma poche vendite

Prosegue il dibattito sulla proposta di chiusura domenicale dei negozi, con l'audizione in Commissione alla Camera di Comuni, Regioni e associazioni di categoria

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È stata una giornata movimentata in Commissione Attività produttive alla Camera, con le audizioni delle varie associazioni di categoria sulle aperture degli esercizi commerciali la domenica e nei festivi. Per Confcommercio la disciplina sugli orari dei negozi dovrebbe riguardare soltanto gli esercizi al dettaglio tralasciando i pubblici esercizi. Inoltre, riguardo alle chiusure obbligatorie «la nuova disciplina dovrebbe individuare, nell’ambito delle festività, un numero minimo di giornate di chiusura, fissato dalla legge statale. La legge statale dovrebbe altresì fissare un ragionevole numero di ulteriori chiusure, rimettendo ad ogni Regione il compito di decidere le specifiche giornate previa consultazione delle rappresentanze delle imprese, dei sindacati, dei lavoratori, dei consumatori e degli Enti locali». Confcommercio ha ribadito la sua «contrarietà alla turnazione dei negozi perché si introdurrebbe un obbligo di apertura in date fissate in via amministrativa, che è impossibile dacontrollare e di difficile gestione». L’associazione, inoltre, ha spiegato come «alle Regioni dovrebbe essere rimesso il compito di fissare le deroghe per opportune e accertate esigenze turistiche e territoriali».

Regolamentare l’e-commerce
Secondo Confcommercio il settore della compravendita avrebbe bisogno soprattutto di politiche attive e strumenti nuovi e innovativi e presenta le sue proposte per rilanciare il settore del commercio a cominciare dall’introduzione di «misure fiscali che modifichino la disciplina del commercio elettronico per garantire parità di regole nel fare impresa web tax, progettare una nuova programmazione commerciale che faccia perno sulla rigenerazione urbana, diffondere l’uso degli strumenti elettronici di pagamento, offrire alle imprese strumenti di flessibilità per l’attività lavorativa, ad esempio l’estensione dei voucher alle aziende con più di cinque dipendenti e sviluppare l’innovazione e la digitalizzazione».

Il parere dei sindaci
A dar voce ai comuni italiani è stato l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Bari, Carla Palone, che in Commissione è stata portavoce delle opinioni dell’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani): «Bisogna dare una regolarizzazione a questa liberalizzazione che c’è stata negli anni», spiega e ricorda la necessità dei Comuni di poter «prevedere la possibilità anche per i sindaci di limitare le aperture serali e soprattutto notturne degli esercizi di vendita nel settore alimentare o misto. Il principio deve tornare ad essere quello della regolarizzazione rimessa nella potestà dei livelli istituzionali più prossimi all’impresa ossia il Comune, con limiti certi e ragionevoli di riferimento chiari che determinano le eccezioni». Infine, una proposta come soluzione al problema delle aperture domenicali è stata quella della turnazione nei giorni festivi, che permetterebbe di salvaguardare i posti di lavoro.

L’opinione delle Regioni
A rappresentare le regioni italiane è stato l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, Gian Paolo Manzella, che ha espresso la preoccupazione sulle conseguenze di una chiusura generalizzata degli esercizi, imposta dallo Stato, come la possibile «desertificazione dei luoghi cittadini nei giorni festivi considerando che l’apertura dei negozi costituisce un fattore di attrattiva per turisti e cittadini e che al di là dell’intenzione del legislatore possa avere effetti negativi su livelli occupazionali» La soluzione proposta è che «lo Stato stabilisca un numero fisso di giorni festivi in cui sia obbligatoria la chiusura e al contempo stabilisca che siano le Regioni a disciplinare la scelta dei giorni di chiusura in sostituzione, tenendo conto delle diverse necessità territoriali e concordandole con i comuni e le rappresentanze economiche sindacali e dei consumatori». Inoltre per quanto riguarda le festività nazionali dovrebbero esserne individuate alcune in cui è prevista la chiusura obbligatoria in tutta la regione e altre in cui i negozi possano restare aperti soltanto nei comuni turistici.

Migliorata l’occupazione nei festivi
Infine, il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, ha ricordato i vantaggi sull’occupazione portati dalla liberalizzazione degli orari per gli esercizi commerciali che, secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, hanno avuto un effetto espansivo sull’occupazione. Tuttavia sul fronte delle vendite e dei prezzi non è stato rilevato nessun effetto statisticamente significativo sul volume delle vendite e sui prezzi. «Vengono confermati – ha spiegato Dona –  i dati della grande distribuzione, ossia che la liberalizzazione delle aperture domenicali non ha determinato lo sfruttamento del lavoratore, bensì più occupazione e contratti part time verticali». E ha aggiunto: «È il colmo, quindi, che il ministro del Lavoro, invece di preoccuparsi di come aumentare gli occupati, sponsorizzi una legge per ridurli, chiudendo i negozi».

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