Conferenza di fine anno, Conte: «La nostra è la manovra del popolo»

Durante l'incontro annuale con i giornalisti il premier ha affrontato diversi argomenti: dalla sua permanenza al governo, ai tagli all'editoria fino alle misure contenute nella legge di bilancio

conferenza di fine anno
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

«Questa è la manovra che abbiamo sempre voluto, salve alcune misure aggiuntive che abbiamo introdotto da ultimo per effetto di questo negoziato con Bruxelles». È questa la risposta che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dato a Momento Italia sulla legge di bilancio. Riguardo al maxiemendamento e alla possibilità che sia stato scritto in breve tempo a causa del protrarsi delle trattative con Bruxelles, il premier ha specificato: «Abbiamo dedicato a questa manovra tantissime riunioni che ho sempre personalmente coordinato ed è per questo che in varie occasioni l’ho definita meditata, articolata, concepita secondo un percorso di razionalità politica, economica e sociale. Il fatto che poi ci sia stato questo negoziato con Bruxelles non ha portato a stravolgere la manovra. Si trattava di definire i saldi finali, di introdurre qualche misura per contenerli. Non è che il negoziato con Bruxelles ci ha portato a riscrivere la manovra per cui avevamo bisogno di più tempo per pensare in modo più meditato. È una prospettiva completamente falsata».

Un governo innovativo
Durante la conferenza, organizzata dall’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’associazione della Stampa Parlamentare, il premier ha affrontato vari argomenti ripercorrendo i primi 5 mesi del governo gialloverde. Un’esperienza che per Conte rappresenterà un unicum, dato che terminata la legislatura, non ha intenzione di presentarsi per future elezioni. Quella tra Lega e MoVimento 5 Stelle, ha sottolineato il presidente del Consiglio, è un’esperienza «innovativa che scandisce un mutamento di passo della politica italiana». Il riferimento va soprattutto al contratto di governo che, secondo Conte, rappresenta la vera novità rispetto al passato perché le promesse che vengono messe nero su bianco andranno realizzate e questo comportamento condizionerà ogni futura esperienza di governo. E ha annunciato che ha intenzione per il 2019 di ricevere a Palazzo Chigi dei cittadini “normali”: «Mi piacerebbe individuare donne e uomini normali, non sto parlando di chi merita il premio Nobel ma cittadini normali che hanno compiuto gesti che possono essere d’esempio per tutti, per dare il senso di una testimonianza civica. Mi piacerebbe riceverli con onori degli incontri bilaterali».

Un tavolo sui problemi del giornalismo
La giornata è stata aperta dal discorso del presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, che ha ricordato le figure di Giovanni Battiloro e Antonio Megalizzi, due giovani giornalisti morti nel crollo del ponte Morandi a Genova e durante l’attentato terroristico a Strasburgo. Verna, inoltre, ha parlato dell’importanza del pluralismo dell’informazione, come più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un pluralismo messo in difficoltà da iniziative giudiziarie temerarie, un’emergenza democratica che imbavaglia l’informazione, e dallo sfruttamento della passione di chi vuol fare questo mestiere. Inoltre, durante la conferenza i giornalisti di Radio Radicale e del Manifesto hanno ricordato come la scelta, da parte del governo, di ridurre via via il contributo pubblico all’editoria, rischi di portare le loro testate nella condizione di non poter offrire più lo stesso tipo di servizio ai cittadini.
A questo proposito, il presidente Conte, dopo aver invitato le imprese editoriali a stare sul mercato per cercare nuove forme di sostentamento, ha parlato dell’organizzazione di un tavolo dove affrontare i problemi del settore: «Dovremo discutere di tante cose, come ad esempio avremo modi di proteggere di più le fonti dei giornalisti, tutelare la libertà di informazione fin dalle sue premesse. Secondo me un giornalista non può dirsi indipendente se non fruisce di un equo compenso».
Inoltre, per ricordare i 100 anni della Stampa Parlamentare, il premier ha consegnato una targa al presidente dell’associazione, Marco Di Fonzo.

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Da sinistra: Giuseppe Conte, Marco Di Fonzo, Carlo Verna

Clausole di salvaguardia e pressione fiscale
Il presidente del Consiglio ha anche avuto modo di rispondere ai tanti quesiti su quella che ha definito la «manovra del popolo»,  a cominciare dalle clausole di salvaguardia e dall’aumento dell’Iva nel 2020 e 2021. Dopo aver ricordato che, per il 2019, grazie al reperimento di 12,5 miliardi, l’aumento dell’Iva è stato «disinnescato», il premier ha assicurato che si cercherà di fare lo stesso per i prossimi anni reperendo i fondi anche grazie a una task force che si occuperà del taglio agli sprechi.
Conte ha aggiunto: «abbiamo una manovra economica che si svilupperà nel segno della crescita –  e – un robusto e poderoso impianto di investimenti e riforme strutturali che realizzeranno una leva economica incredibile».
A chi ricordava come una delle accuse alla legge di bilancio è quella di aumentare la pressione fiscale, il premier ha obiettato che l’aumento delle tasse riguardi misure come la web tax, che colpisce i giganti di Internet, o l’innalzamento delle imposte sul gioco d’azzardo, mentre per gli autonomi con partita iva è stata introdotta la flat tax al 15 per cento per importi fino a 65mila euro. L’unico punto su cui il premier ha ammesso un errore è stato l’aumento dell’Ires per gli enti no profit, «una misura che applicata in modo così generalizzato non credo che funzioni, la ragione per cui ci siamo impegnati a ricalibrarla prossimamente».

Reddito di cittadinanza e pensioni
Immancabili le domande sul tema della previdenza e del reddito di cittadinanza. Se riguardo alla mancata indicizzazione degli assegni per le pensioni di tre volte superiori alla minima, Conte ha parlato di pochi euro, una cifra «di cui non si accorgerebbe neppure l’Avaro di Moliere», l’introduzione di “quota 100” permetterà di andare in pensione a chi aveva visto i termini allontanarsi con la legge Fornero. Quest’ultimo provvedimento, insieme al reddito di cittadinanza, sarà oggetto di due decreti che verranno approntati nei primi giorni di gennaio. E sul reddito di cittadinanza «si ragiona su 780 euro» al mese che poi potrebbero aumentare in base alla composizione del nucleo familiare. «Abbiamo tutti i dati, stiamo definendo il progetto nella formula finale», ha affermato. Infine, Momento Italia ha ricordato al premier come nonostante l’avvio del reddito di cittadinanza sia previsto tra marzo e aprile 2019, per riformare i centri per l’impiego, serviranno almeno due anni. Si tratta, ha risposto il premier di «una riforma complessa ma noi ci stiamo attrezzando. L’abbiamo studiata per tempo e confidiamo di rafforzare il ruolo dei centri per l’impiego attraverso delle modalità di supporto, per esempio tramite l’Anpal, quindi arriveremo a rafforzare i centri per l’impiego in modo tempestivo».

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