Confindustria, Stirpe: «Sbloccando grandi opere 400 mila posti di lavoro in più»

Il vicepresidente e patron del Frosinone: «Poi bisognerebbe realizzare un piano per la crescita occupazionale, soprattutto dei giovani, attraverso delle misure d'incentivo ai lavoratori, più che alle aziende»

confindustria

Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria e patron del Frosinone Calcio, è intervenuto durante il programma Lavori in Corso in onda su Radio Radio e Radio Radio Tv, per commentare la situazione economica dell’Italia secondo i dati Istat, in calo dopo un lungo periodo di crescita. «Noi possiamo dire quello che dicono i numeri, che nel primo semestre del 2018 erano ancora positivi, poi più per fattori esterni che interni, il ciclo ha cominciato ad invertire la rotta. Non dobbiamo dimenticare che però l’economia italiana ha avuto un momento di espansione, non importantissima ma costante, dal 2014 al 2018», ha detto Stirpe mettendono il focus sull’operato dell’attuale legislatura (M5S-Lega) che ha scaricato la colpa sul precedente governo.

Grandi opere e meno tasse
Il vicepresidente di Confindustria indica la strada da percorrere per uscire dalla crisi: «Cosa andrebbe fatto secondo Confindustria? Bisogna spingere sulle misure che facciano crescere il paese , mi riferisco soprattutto alle infrastrutture. Ci sono opere finanziate da tempo per 27 miliardi che non si riescono a sbloccare senza sapere il perché: se per motivi politici  o legati all’iter tecnico, operativo, di esecuzione della gara o di avviamento dei cantieri. Se sbloccate creerebbero 400 mila posti di lavoro nel settore dell’edilizia. Sarebbe la prima cosa da fare per contrastare questa tendenza negativa. Poi bisognerebbe realizzare un piano per la crescita occupazionale, soprattutto dei giovani, attraverso  delle misure d’incentivo ai lavoratori, più che alle aziende.  Come ad esempio una detassazione e decontribuzione dei premi di risultato dove  magari i benefici della riduzione del cuneo fiscali vadano direttamente e soprattutto ai lavoratori  e non alle imprese. Questo potrebbe servire a far ripartire l’economia. Ma non possiamo dimenticare che noi abbiamo un problema di deficit elevato, non possiamo fare  niente di più di quanto sia stato fatto. Quello che è stato posto in campo, come avete visto nei mesi passati, è stato sotto la lente d’ingrandimento e sotto la mannaia sia del Fondo Monetario Internazionale che della Comunità Economica Europea. Perché come ha ricordato giustamente Mario Draghi, i paesi maggiormente indebitati sono quelli dove la sovranità è a rischio, perché non dipende più dalle decisioni politiche ma dipende ai mercati, ossia da coloro che poi devono finanziare il debito pubblico».

Industria automobilistica in calo
«Per quanto riguarda il settore dell’auto ci sono dei fattori esterni, che possono riassumersi nella guerra commerciale in atto tra Cina e Usa, la revisione della normativa sui motori diesel entrata in vigore nell’ultimo quadrimestre dello scorso anno, poi ci sono fattori congiunturali che riguardano l’Europa, che possiamo riassumere nella fine della quantitative easing, nei rischi insiti nella Brexit e nel rallentamento che la Germania ha avuto nell’ultimo quadrimestre. Se il governo italiano c’entra poco su questi fattori? Sicuramente c’entra poco, però ci ha messo del suo, nel momento in cui ha deliberato di istituire l’ecobonus come è stato concepito. Dove per migliorare le condizioni dell’ambiente si è andato a penalizzare coloro che magari sostituendo le automobili più datate andavano ad assumere una decisione che andava  proprio a favore dell’ambiente. Soprattutto se consideriamo che la FCA ha fatto una scelta ben precisa, nel momento in cui ha deciso di produrre le macchine FIAT quindi più piccole, nei paesi low cost. L’Italia invece doveva diventare il polo delle vetture di lusso. Le Alfa Romeo e le Maserati  che sono quelle di grande cilindrata dovevano essere prodotte in Italia. Con questo provvedimento si è andato a penalizzare quello che viene prodotto in Italia. C’è molta confusione su questi temi. Sicuramente la ragione principale proviene dall’esterno, ma anche noi non ci stiamo impegnando per contrastare questa tendenza».

Verso Frosinone-Lazio
«I tifosi della Lazio sanno che tifano una squadra forte, una delle realtà più importanti del calcio italiano. Noi dovremo scalare una montagna, non sarà facile. Col Bologna era una partita diversa, la qualità dei biancocelesti, senza nulla togliere ai rossoblu e al Frosinone, incomincia ad essere molto lontana dalla portata della qualità del Frosinone. Dovremo fare la partita della vita per portare a casa un risultato positivo. Ci proveremo e verificheremo quale sarà il risultato del campo».

 

 

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