Congedo papà, le novità 2019 e le istruzioni dell’Inps

Per la quarta volta consecutiva la legge di stabilità allunga la vita di questo beneficio assistenziale e riserva, per il 2019, alcune sorprese per i padri lavoratori

congedo papà

La conferma è arrivata dalla Legge di Bilancio: il congedo papà è stato prorogato anche per l’anno 2019. Tale strumento, nato come un diritto transitorio con durata triennale per il periodo 2013-2015, garantisce la prerogativa ai padri di astenersi dal lavoro in occasione della nascita di un figlio. Per la quarta volta consecutiva, pertanto, la legge di stabilità allunga la vita di questo beneficio assistenziale e riserva, per il 2019, alcune sorprese per i  padri lavoratori.

Ma chi può accedere a questa misura?
Il congedo si rivolge a quei padri professionalmente “dipendenti” che hanno presentato la domanda a seguito di nascite, adozioni o affidamenti.

Il meccanismo, invece, segue il modello classico: il padre, dopo la nascita, potrà usufruire di cinque giorni di congedo da utilizzare entro i primi cinque mesi di vita del figlio o, nel caso di un’adozione, dall’ingresso in Italia e nella famiglia del minore.

La nuova Legge di Bilancio riserva inoltre un giorno in più di congedo facoltativo. Questo vantaggio tuttavia è rilegato a un cavillo normativo che notifica chiaramente la necessità di un compromesso coniugale: per fruire del giorno extra, infatti, la madre dovrà rinunciare a uno dei suoi, in uno scambio consensuale e accordato da entrambi i neo-genitori.

L’indennità
Al padre andrà un importo pari al 100 per cento della retribuzione giornaliera moltiplicata per i giorni di congedo e l’accredito dei contributi figurativi. In entrambi i casi, ovvero sia per il congedo obbligatorio sia per quello facoltativo, l’assistenza del lavoratore è a carico esclusivamente dell’Inps.

L’iter da seguire può cambiare in base alla presentazione della domanda
Difatti quando il pagamento delle indennità viene richiesto direttamente all’Inps, sarà dell’ente la responsabilità di erogare la somma e portare a termine la pratica. Mentre, per questioni di tempistica, se è il datore di lavoro ad anticipare il pagamento delle indennità, la domanda dovrà essere comunicata all’ufficio competente o al datore stesso, il quale a sua volta dovrà interagire con l’Inps per il risarcimento.

Nonostante il gap, in termini di prestazioni offerte, che divide l’Italia da Francia, Spagna e in particolare nord Europa, in circa 10 anni, dal 2008 al 2018, si è verificato un boom di congedi, secondo i dati raccolti dal network Uhy Italy.

Le richieste da parte dei padri sono passate dal 7 per cento al 18,4 per cento, una tendenza in aumento che vede come attori principali i lavoratori dipendenti con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni. Nel giro di pochi anni pertanto i padri che hanno scelto questa misura sono passati dai 20 mila del 2008 ai quasi 90 mila degli ultimi due anni, per un totale di quasi 350 mila beneficiari uomini (contro i due milioni di donne).

Le caratteristiche
In termini pratici, invece, la domanda dovrà essere presentata al Caf o attraverso numero verde e sito (accedendo tramite l’account Spid) dell’Inps, prestando attenzione a non confondere siffatto congedo con quello di paternità sostitutivo e parentale. Il primo infatti si rivolge al padre lavoratore, il quale può usufruire – in sostituzione della madre del bambino – al congedo di maternità, nel caso in cui la donna rifiuti la tutela, sia deceduta o gravemente inferma, in presenza di un affidamento esclusivo del figlio (in questi termini, al padre) o dell’abbandono di quest’ultimo.

Mentre per il congedo parentale si intende quello che entrambi i genitori in maniera facoltativa possono sfruttare, per una durata complessiva, ovvero la somma del congedo attivato da entrambi i coniugi, massima di dieci mesi e una consistente riduzione della retribuzione.

 

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