Copyright, l’Europarlamento approva la riforma. Ed è braccio di ferro tra Tajani e Di Maio

«L'Europa ha scelto, oggi a Strasburgo ha vinto la creatività», ha commentato la Siae

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Con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato la riforma del diritto d’autore. Un provvedimento sul quale l’opinione pubblica e il mondo politico si erano fortemente divisi nei mesi scorsi. «Un nuovo rifiuto sarebbe uno schiaffo per la creatività in Europa», aveva detto il relatore Axel Voss prima della votazione. Ha vissuto la giornata come uno spettatore di una partita di calcio in curva. Alla fine, dopo il successo politico, l’esponente del partito popolare europeo ha festeggiato aggiungendo: «Una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libero come adesso: i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo tutto questo clamore».

Contento anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani: «La direttiva sul diritto d’autore è una vittoria per tutti i cittadini – scrive su Twitter – Oggi il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale». Il via libera, dunque, mette il freno a Google, Facebook e i colossi della rete che spingevano per il nulla di fatto. Perché i loro ricavi pubblicitari sono in continua ascesa: nel secondo trimestre di quest’anno Google ha incassato 28 miliardi di dollari, mentre Facebook 17 miliardi di dollari.

Cosa cambia
Sotto la lente d’ingrandimento due articoli. In primis l’articolo 11 che introduce l’obbligo del pagamento alla stampa, da parte di piattaforme come Google e Facebook, per l’utilizzo delle notizie. L’articolo 13 prevede, invece, l’obbligo per le piattaforme di mettere dei filtri per bloccare il caricamento dei contenuti protetti. Insomma, YouTube e altri portali saranno responsabili delle copie e degli spezzoni pirata che vengono caricati dai propri utenti.

Precisazione
Si tratta comunque di una proposta di direttiva. Traduzione: si tratta di strumento giuridico vincolante solo per quanto riguarda il risultato da raggiungere dai singoli Paesi. L’applicazione effettiva dovrebbe dipendere dalle singole leggi nazionali. Luigi Di Maio, numero uno del M5S, è entrato subito a gamba tesa: «Una vergogna tutta Europea: il Parlamento Europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su Internet. Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande Fratello di Orwell. Rispetto all’ultimo voto di Strasburgo in cui non fu dato il via libera al testo finale, le lobby hanno avuto il tempo di lavorare e influenzare gli europarlamentari, i quali hanno deciso di ricredersi. D’ora in poi, secondo l’Europa, i tuoi contenuti sui social potrebbero essere pubblici solo se superano il vaglio dei super censori. Con la scusa di questa riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Oltre all’introduzione della cosiddetta e folle “link tax”, la cosa più grave è l’introduzione di questo meccanismo di filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti. Per me è inammissibile. La rete deve essere mantenuta libera e indipendente ed è un’infrastruttura fondamentale per il sistema Italia e per la stessa Unione Europea. Per questo, come ho già detto, ci batteremo nei negoziati tra i governi, in Parlamento europeo e nella Commissione europea per eliminare questi due provvedimenti orwelliani. E, statene certi, alla prossima votazione d’aula la direttiva verrà nuovamente bocciata. Sarà un piacere vedere, dopo le prossime elezioni europee, una classe dirigente comunitaria interamente rinnovata che non si sognerà nemmeno di far passare porcherie del genere. Un messaggio per le lobby: questi sono gli ultimi vostri colpi di coda, nel 2019 i cittadini vi spazzeranno via». Immediata la replica di Tajani: «Chiedo al Presidente del Consiglio Conte di prendere immediatamente le distanze dalle dichiarazioni infamanti del Vicepremier Di Maio contro il Parlamento europeo. Minacciare l’unica istituzione Ue direttamente eletta dai cittadini è da analfabeti della democrazia». Insomma, oggi si è scritto solo un capitolo parziale sul copyright. La partita resta apertissima…

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