Copyright, Tajani: «Chi evoca la censura è nella menzogna e in malafede»

Il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, spiega a Momento Italia i vantaggi della nuova normativa europea sul diritto d'autore

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani

Il Parlamento europeo ha approvato la nuova normativa sul diritto d’autore. Un risultato che ha ricevuto il plauso di partiti e associazioni, ma che negli ultimi mesi è stato anche oggetto di critiche da parte di chi lo definisce come l’avvento della censura digitale. Durante la votazione sono stati approvati anche due emendamenti, l’11 e il 13, riguardanti rispettivamente il rapporto fra editori e piattaforme online che diffondono i loro contenuti e il riconoscimento automatico del materiale che viola il diritto d’autore. Abbiamo chiesto al presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, di spiegarci i vantaggi della nuova normativa e cosa cambierà per utenti e piattaforme web.

Presidente Tajani, il Parlamento europeo ha approvato la nuova normativa per la regolamentazione del copyright. Cosa rappresenta questo voto?
«Ogni anno, la violazione dei diritti d’autore costa migliaia di posti di lavoro e miliardi di euro di Pil all’Europa. Questo voto rappresenta una vittoria per tutti i cittadini. Il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività, europea ed italiana, ponendo fine all’attuale contesto di far west digitale. Senza buone regole non esistono libertà ed equità. Abbiamo dimostrato la nostra ferma determinazione a proteggere l’inestimabile patrimonio di cultura e creatività che è la base stessa della nostra identità comune. Autori, artisti, designer, stilisti, giornalisti, scrittori, tutto l’indotto e i posti di lavoro, generati grazie al loro genio e ai loro investimenti, devono essere difesi da qualsiasi diffusione e riproduzione illegale o non autorizzata».

Cosa cambierà per gli utenti e cosa per le varie piattaforme web?
«Le nuove regole difenderanno il diritto degli editori a vedersi riconosciuta la giusta remunerazione, a fronte di pubblicazione dei loro contenuti online, rafforzando la propria posizione negoziale nei confronti delle piattaforme. Le nuove regole prevedono, anche, strumenti per riconoscere un compenso agli autori che diffondono online il loro lavoro. Wikipedia e tutti gli utilizzi di contenuti a fini educativi vengono, esplicitamente, esclusi dalla direttiva. Così come l’uso privato dei contenuti via Tinder, eBay o Dropbox. Esclusi, inoltre, gli utilizzi per parodie (memes), critiche, hyperlinks e i servizi di cloud individuali, start up e piccole e medie imprese.
La direttiva chiede semplicemente alle piattaforme di essere responsabili della violazione di regole che già esistono, per tutti, nel mondo reale. Così come non si può entrare in un negozio e rubare libri o dvd, allo stesso modo non è permesso diffondere online a scopo commerciale contenuti protetti dal diritto d’autore.
Il Parlamento chiede che il diritto d’autore sia tutelato, fuori e dentro il web. La rete non può essere una “zona franca” dove tutto è permesso. I giganti del web versano nelle casse dell’Unione tasse irrisorie, trasferendo ingenti guadagni negli Stati Uniti o in Cina. Di conseguenza, l’Europa non può restare inerme e permettere che questi colossi continuino ad arricchirsi, a spese del lavoro e degli investimenti altrui. L’Europa è leader nella creatività. Le nostre industrie culturali e creative generano il 9 per cento dell’intero Pil Ue, offrendo lavoro a circa 12 milioni di occupati. Sono tra i settori più dinamici e con un maggiore impatto sulla competitività industriale. Basti pensare che il 70 per cento dell’alta gamma venduta nel mondo è realizzata da noi, in Europa. La direttiva sul diritto d’autore costituisce il più grande insieme di regole per la tutela della proprietà intellettuale, dall’avvento di internet ad oggi».

Il Movimento 5 Stelle si è dimostrato fortemente contrario a questa approvazione. Cosa ne pensa?
«Vogliamo salvaguardare l’indipendenza e la qualità dei media, garantendo ai giornalisti una giusta remunerazione per il loro lavoro. L’attività svolta a livello professionale dagli autori e dai giornalisti non può essere diffusa gratis dalle piattaforme, finendo oltretutto per sottrarre la legittima raccolta pubblicitaria ai media stessi. Questo è l’unico modo per assicurare un’effettiva libertà di stampa e un contrasto efficace e tempestivo alla proliferazione di fake news. Coloro che evocano un effetto di censura sono nella menzogna, quindi in malafede. Come Presidente del Parlamento europeo ho il dovere di spiegare e ribadire che non ci sarà alcuna limitazione della libertà d’espressione.
I deputati hanno introdotto nuove disposizioni che hanno lo scopo di non ostacolare ingiustamente la libertà d’espressione che caratterizza internet. Pertanto, la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a parole individuali come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright. Qualsiasi misura adottata dalle piattaforme, allo scopo di verificare che i contenuti caricati non violino le norme sul diritto d’autore, dovrebbe essere concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright. Le stesse piattaforme dovranno, inoltre, istituire dei meccanismi rapidi di reclamo – gestiti dal personale della piattaforma e non da algoritmi – che consentano di presentare ricorsi contro l’ingiusta eliminazione di un contenuto. Il testo chiarisce e specifica che il caricamento di contenuti sulle enciclopedie online che non hanno fini commerciali – come Wikipedia – o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, sarà automaticamente escluso dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright».

Ora come proseguirà l’iter e quando sarà possibile vedere i primi effetti del provvedimento?
«Il Parlamento ha approvato il mandato per l’avvio dei negoziati con il Consiglio Ue, dove siedono i rappresentanti degli Stati membri, sulla base della sua proposta di direttiva sul diritto d’autore. Auspico un accordo in tempi ragionevoli e, in ogni caso, prima delle elezioni europee di maggio 2019. Infatti, qualsiasi accordo dovrà essere confermato, in ultima votazione, dal Parlamento europeo in seduta plenaria. L’ultima plenaria si terrà in aprile a Strasburgo».