Coronavirus: Cina vede la fine del tunnel, Lippi: ‘In Italia si va a sciare, lì chi scappa lo giustiziano’

Il coronavirus fa paura. Non tanto perché sia pericoloso in se per la salute, quanto perché la necessità trattamenti in terapia intensiva potrebbe saturare l’offerta ospedaliera e obbligare i sanitari a non curare qualcuno tra coloro i quali ne avranno bisogno.

Coronavirus: italiani indisciplinati

L’obiettivo è contenere il contagio. Tutttavia, continuano a girare immagini di luoghi della movida delle principali città piene di giovani con il drink in mano. Una pratica assolutamente sconsigliata dagli esperti. Il paradosso è che avviene anche in zone rosse come Milano.

I virologi invitano ad uscire solo lo stretto indispensabile, ad evitare assembramenti e ad evitare che si concretizzi il peggio. L’Italia rischia di pagare uno scarso senso civico e una spregiudicatezza ingiustificata di fronte ad un’emergenza in corso.

Coronavirus: la testimonianza di Lippi

L’obiettivo è far scendere la curva dell’epidemia. Un po’ come sta avvenendo in Cina. Tuttavia, al momento una buona parte d’Italia appare poco collaborativa. Chi il paese orientale lo conosce bene per averci vissuto diversi anni è Marcello Lippi, da commissario tecnico della selezione del posto. “In Cina – ha rivelato – ci sono stati numeri eccezionali, ma l’hanno affrontata con tanta decisione e severità. Per esempio qui in Italia ho sentito dire che una persona contagiata era scappata dalla zona rossa per andare a sciare e poi si è fatta male e l’hanno curata. Laggiù invece chi è scappato dalle zone rosse l’hanno giustiziato”