Coronavirus, primario Codogno: ” Saranno due giorni decisivi”

codogno ospedale chiuso

“Stiamo facendo il conto alla rovescia. Monitoriamo minuto per minuto i nuovi contagi nella zona rossa e nelle aree confinanti: ci aspettano altri due giorni con il fiato sospeso per capire se qui la grande ondata dell’epidemia è passata e quando arriverà nel resto della Lombardia”.

Così in una intervista pubblicata da La Repubblica si esprime Stefano Paglia, 49 anni, primario dei pronto soccorso di Codogno e di Lodi, due centri principali dei focolai di coronavirus in Italia. Paglia interviene anche sul passato, sulle parole di Conte e su come si è arrivati ad individuare “l’epidemia” italiana.

Coronavirus, il primario “grazie a bravura dottoressa”

“La verità – spiega – è che a Codogno, grazie a una straordinaria e anonima dottoressa con qualità cliniche di altissimo livello, l’Italia ha scoperto l’epidemia. Ha avuto il tempo per reagire e può tentare di limitarne le conseguenze. L’inchiesta così potrebbe perfino farci scoprire cose interessanti”.

Coronavirus, per il primario “girava già almeno da gennaio”

“Sempre nell’intervista pubblicata da La Repubblica questa mattina, il primario pronto soccorso di Codogno e di Lodi, Stefano Paglia spiega che “nell’area il coronavirus, senza poter essere individuato, girava almeno da gennaio. A fine dicembre, anticipando il piano di sovraffollamento invernale, avevo aumentato a 18 i letti dell’osservazione breve intensiva. I medici di base registravano un boom di polmoniti: ci siamo preparati senza aspettare i finanziamenti”.

Coronavirus, priorità “rallentare il contagio”

Secondo il primario Paglia, anche adesso la priorità resta quella “del primo giorno”. Cioè “rallentare il contagio per salvare Milano, le grandi città della Lombardia e il resto del Nord Italia”. Perché secondo il primario “se a Milano, Bergamo e Brescia la percentuale di positivi nei prossimi giorni raggiungerà quella del Basso Lodigiano e ora della Bergamasca, l’organizzazione sanitaria finirebbe sotto forte stress. Per fortuna chi deve sapere, lo sa”.