Coronavirus, Gallera: ‘Milano ci preoccupa, impatto potrebbe essere devastante’. Allo studio nuove misure

Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia, è diventato un volto familiare a tutti gli italiani.  Tra gli uomini della giunta presieduta da Attilio Fontana è il più sollecitato a fronteggiare l’emergenza coronavirus. Da un mese la più ricca regione d’Italia è in trincea.

Proprio Gallera ha fatto il punto della situazione ai microfoni de L’aria che tira di La 7, regalando un sorriso per una mano d’aiuto arrivata dagli Usa.

Coronavirus in crescita a Milano

“E’   – ha detto –   un passato un mese dal primo positivo. I nostri ospedali sono veramente allo stremo. A Cremona non possiamo ricoverare nessuno. Il Ministero della Salute e la Protezione Civile hanno ricevuto la disponibilità della Samaritane Purse ed adesso abbiamo questo ospedale da campo totalmente autosufficiente. Hanno tutto per ricoverare 60 persone e 8 posti in terapia intensiva. Ogni posto di terapia intensiva è oggi”.

Al momento c’è  una preoccupazione evidente. “Le grandi città sono un problema. Milano ha 1 milione e 200.000 persone. Gli scienziati un giorno ci spiegheranno perché si è sviluppata prima nel sud della Lombardia, fuori dalle grandi città, e adesso nell’Est. Milano e la parte nord ovest sono state preservate. I numeri di Milano, però, stanno crescendo. Ieri si sono raddoppiati, questo ci preoccupa perché l’impatto potrebbe essere devastante. L’unico strumento è restare in casa”.

Il problema è sempre lo stesso, la gente si muove troppo. “Abbiamo  – ha proseguito Gallera – visto dalle valutazioni delle celle telefoniche che il 40% dei lombardi continua a muoversi. Molti lo fanno per lavoro e altri perché non hanno colto la gravità del momento. L’atteggiamento di persuasione vale ed è importantissimo. Gli spostamenti, però, sono troppi. Le immagini di treni e metropolitane affollate sono deleteri. Abbiamo bisogno di chiudere il trasporto pubblico locale e ridurre le attività commerciali il più possibile, tranne gli alimentari”.

Gallera parla di nuove possibili misure

“Io – ha evidenziato Gallera –  li lascerei aperti sempre. Qualcuno li ha chiusi alle 18. Per me è un grave errore. Non è un’emergenza alimentare, se noi creiamo il panico la gente si affollerà. Già oggi ci sono code molte lunghe perché ci sono le regole del distanziamento”.

Allo studio nuove misure: “E’ aperta un’interlocuzione con il governo. Il tema è ridurre le attività produttive. Tutto ciò che non è legato ai servizi pubblici assistenziali e all’agroalimentare potrebbe chiudere. Molti uffici comunali e liberi professionisti possono chiudere. Società di consulenze, revisore dei conti, commercialisti, avvocati”.