Coronavirus, secondo l’infettivologo Galli: “Immigrati forse hanno fattore protettivo maggiore”

“Nessuno mi pare e in ogni caso la percentuale è praticamente nulla”. Così, in una intervista rilasciata a Libero Quotidiano, il primario dell’Ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, risponde ad una precisa domanda sul numero degli immigrati contagiati o ricoverati.

Ipotesi al vaglio degli studiosi

“L’ipotesi, ma è ancora tutta da dimostrare anche se è verosimile, è che in alcune etnie di discendenza africana ci siano diverse caratteristiche e disponibilità per il virus. Queste persone potrebbero avere un fattore protettivo maggiore”, cioè secondo Galli “che abbiano le porte chiuse, o meglio, semichiuse nei confronti del Covid-19”

Per Galli “Italiani popolazione anziana”

“Le porte degli italiani sono invece spalancate – spiega ancora Galli nell’intervista a Libero -. Siamo una popolazione molto vecchia, e questo ci espone più facilmente alle malattie” mentre “gli immigrati che risiedono in Italia sono per lo più giovani e in forze” e pertanto “hanno molti meno problemi di salute rispetto a noi”. “Il fattore anagrafico e la sana costituzione – osserva Galli – spiegherebbero anche il motivo per cui gli adolescenti e i bambini reagiscono molto meglio al Covid-19”.

Galli: “Parlare di giugno per la fine non è irrealistico”

L’emergenza coronavirus in Lombardia e nel resto d’Italia “non finirà presto. Spero che ne verremo fuori anche prima, ma parlare di giugno non è irrealistico”. E’ la stima di Massimo Galli, responsabile del Dipartimento malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano su Sky Tg24.