Coronavirus, il barese Andrea Gambotto lo scopritore del possibile primo vaccino. Come funzionerebbe?

Il ‘PittCoVacc’, potrebbe essere il vaccino contro il covid-19. E’ una specie di cerotto con 400 microaghi che non entrano profondamente nella pelle e in 2-3 minuti si sciolgono, senza dolore e senza sanguinamento. Bene i primi test effettuati sui topi, potenzialmente semplice ed economico da produrre su vasta scala: i topi vaccinati producono anticorpi specifici contro il virus.

ANDREA GAMBOTTO

Un gruppo dell’Università di Pittsburgh ha messo a punto un primo vaccino, che potrebbe diventare una risposta efficace alla pandemia mondiale. E fra i ricercatori c’è un barese: Andrea Gambotto, ex studente del liceo scientifico Scacchi. Con il collega Louis Falo – entrambi della University of Pittsburgh medical center – ha creato un piccolo sistema cutaneo, un cerotto che ha già dato risultati promettenti nella sperimentazione sui topi.
Come riporta repubblica.it, I due avevano già messo a punto nel 2003 il primo vaccino in assoluto contro la Sars, un altro coronavirus che non fece in tempo a essere sperimentato sull’uomo perché si eclissò da solo. Forti di quella esperienza, adesso il loro lavoro ha sviluppato il primo vaccino che risponde al Covid-19, che si chiama PittCoVacc ed è stato descritto in uno studio peer-reviewed. Funzionerebbe così: il cerotto – largo 1,5 centimetri – si applica sul braccio o sulla spalla, e attiva 400 micropunture, erogate da sottili aghi (lunghi 0,5 millimetri e larghi 0,1 millimetri, composti di un polimero derivato dalla cellulosa, detto carbossimetilcellulosa).

FUNZIONI DEL CEROTTO

Quando entrano nella pelle si sciolgono liberando la proteina spike”, spiega lo stesso Gambotto. Quella proteina sarebbe “una specie di chiave che il virus usa per entrare nelle cellule – dice ancora il ricercatore barese – se blocchi quella chiave, puoi fermare il virus”. Succederebbe infatti questo: una volta liberata la proteina spike “il sistema immunitario si rende conto che è un corpo estraneo al nostro organismo, e inizia a produrre anticorpi contro essa. Quando poi la persona vaccinata viene infettata dal virus, gli anticorpi ingloberanno rapidamente le particelle del virus e bloccheranno l’infezione”

BUROCRAZIA

Il PittCoVacc ha quindi una serie di carte da giocare in suo favore, e si avvia adesso ad affrontare i vari passaggi burocratici e di sviluppo che ne permetterebbero l’ufficialità: “Naturalmente dovremo condurre la sperimentazione clinica che, magari limitata agli studi di fase 1, vista l’emergenza mondiale della pandemia, potrebbe concludersi entro altri 2-3 mesi. La sperimentazione clinica ci aiuterà a calibrare la dose giusta di vaccino che può essere efficace con l’uomo. Se questa fase si concluderà con successo, il vaccino potrebbe essere pronto per la produzione industriale entro cinque mesi da ora