Coronavirus: Ong finiscono in quarantena e non ci stanno: ‘Non fermate le ambulanze del mare’

L’Italia vive una fase particolarmente delicata.  L’emergenza coronavirus rischia di avere due fronti.  Da un lato ci sono i focolai noti in Lombardia, da un altro c’è il rischio che altri pericolosi possano arrivare da Sud e dal mare.

Al momento, a dire la verità, sono gli italiani ad esportare il virus, ma il rischio che il coronavirus possa trovare rapida diffusione esiste.  E’ noto come in Egitto si sia verificato un caso e come il continente più povero rappresenti un potenziale focolaio importante.  Un luogo dove i presidi sanitari e le campagne informative non hanno gli stessi mezzi e strumenti presenti in Europa.

Quarantena per migranti ed equipaggi delle Ong

Esiste, perciò, il rischio che ogni gruppo di migranti possa essere un veicolo per nuovi contagi  con alto potenziale diffusivo.  Ed è per questo motivo che il governo, verso gli ultimi sbarchi, ha adottato provvedimenti ad hoc. Quarantena negli hotspot per chiunque arriva e a bordo per l’equipaggio delle navi Ong che pattugliano il Mediterraneo e si occupano di recuperare migranti a bordo dei barconi magari in difficoltà.

E’ arrivato il tweet di Medici senza frontiere

Questo, però, si traduce nel fatto che la nave è costretta a restare nel porto dove attracca. Quattordici giorni di inattività a cui, al momento, le organizzazioni non governative faticano a trovare giustificazione. Anche perché si tratta di archi temporali in cui non possono effettuare la loro azione di pattugliamento. Non a caso è arrivato il tweet di Medici senza frontiere che raccoglie lo sfogo.

“Mettere in quarantena – si legge nel post-  una nave di soccorso è come fermare un’ambulanza in mezzo a un’emergenza. Chiediamo alle autorità di non fermare le ambulanze del mare e permetterci di fare il nostro lavoro: salvare vite”.