Coronavirus, il viaggio in Europa del paziente zero tedesco

Una donna di Shanghai, in Germania dal 19 al 22 gennaio, asintomatica, ammalatasi al suo rientro nel paese di origine, partecipa ad un meeting di lavoro con un collega tedesco a Monaco di Baviera. L’uomo, dopo una breve ‘influenza’ di qualche giorno, rientra al lavoro, risultando positivo al coronavirus (ormai anche lui asintomatico) solo successivamente alla ripresa delle sue attività quotidiane. Molto sinteticamente, potrebbe essere stata questa la ‘scintilla’ che ha generato il focolaio europeo del contagio che ormai conta casi in tutti gli stati.

Coronavirus, il paziente zero tedesco

La notizia del paziente zero tedesco è stata pubblicata qualche giorno addietro dal New England Journal of Medicine: vista la situazione attuale potrebbe sembrare quasi irrilevante, per l’opinione pubblica non addentra a questioni scientifiche, conoscere come si sia evoluto questo virus nelle ultime settimane. Ma non lo è dal punto di vista ‘formale’. Infatti l’Italia, ed in particolar modo la Lombardia e le regioni che registrano il maggior numero di casi, sono diventate, nell’arco di poche ore, le maggiori ‘responsabili’ (se così si possono definire) della diffusione del Covid-19 nel vecchio continente. Un paese additato dal mondo intero il nostro, con le gravi conseguenze economiche che ne derivano e ne deriveranno, e che cerca, con uno sforzo immenso di amministratori locali, medici, operatori sanitari, volontari, di contenere i contagi. Tutto ciò mentre corrono sul web video improponibili (quello indelicato e offensivo sulla pizza Corona, dalla Francia ha fatto un giro planetario), mentre si allunga la lista dei luoghi che annullano i collegamenti con la nostra nazione, mentre si chiudono agli italiani le frontiere e si sconsigliano, vivamente, i viaggi verso le nostre più conosciute e suggestive località.

Coronavirus, possibili attinenze con focolaio lombardo

E ci si chiede, in maniera ovviamente retorica, se davvero possa essere vero che tutta Europa sia passata dal focolaio lombardo. Quindi, forse, può non essere utile, rispetto l’evidenza tecnica e per chi non ha dimestichezza con determinate tematiche, sapere che con molta probabilità non sia tutto nato e diffuso nel nord Italia, che qui sono stati effettuati molto più tamponi che altrove, che la comunicazione interna ed esterna sia stata più trasparente riguardo l’andamento del virus. Ma può esserlo molto sotto l’aspetto sociale. La corsa agli ‘untori’ d’Europa, dopo lo studio del Nejm, ha preso decisamente un’altra piega!