Coronavirus, sono arrivati i medici albanesi in Italia: ‘Essere qui è il minimo, ci aiutate da 30 anni’

Le immagini della motonave Vlora che portava in Italia 20.000 profughi albanesi è diventata l’immagine simbolo di un’epoca. Quella in cui l’Albania viveva un periodo buio e l’Italia era vista come la meta agognata.

Molti di quelli arrivati sono rimasti in Italia, hanno messo su famiglia. Altri sono stati accolti e poi sono tornati a casa. Con riconoscenza l’Albania non dimentica. Lo ha detto il premier Edi Rama nel discorso in cui ha incitato i medici ed infermieri che ha mandato sul fronte italiano.

La testimonianza diretta

Adesso tocca a loro, ai diretti interessanti, parlare a microfoni e taccuini. Un infermiere di pronto soccorso, in delle dichiarazioni ha voluto raccontare le sensazioni di chi vuole battersi contro quel nemico invisibile che è riuscito a mettere in quarantena un grande paese come quello italiano.

“Sono 30 anni – ha detto all’Ansa – che ci aiutate e supportate: è il minimo che potevamo fare per questa nazione”.

“Mia madre nel 2011 è stata operata a Pisa. Quei medici l’hanno salvata e ora io voglio restituire quanto è stato fatto” racconta, invece, un’altra dottoressa.

Quella dei medici e degli infermieri albanesi che arrivano in Italia e lo fanno con la ferma convinzione di aiutare un Paese che non li ha mai abbandonati è una delle pagine più belle di un capitolo drammatico della storia, rappresentato da questa pandemia che sta mettendo in ginocchio la sanità del nord Italia.

Quello che è certo è che Italia e Albania avranno rapporti ancora più saldi.