Corruzione, indagato il sottosegretario Siri. Lui: «Non so se ridere o piangere»

Solidarietà da parte della Lega. Per il vicepremier Di Maio «se i fatti fossero questi, dovrebbe dimettersi»

corruzione
Il sottosegretario ai Trasporti, Armando Siri (foto da Facebook)

Un fulmine a ciel sereno si abbatte sul governo. Il sottosegretario ai Trasporti, Armando Siri (Lega), è indagato per corruzione insieme ad altre nove persone nell’ambito di un’inchiesta sull’eolico coordinata dalle Procure di Palermo e Roma. L’ipotesi degli inquirenti è quella di uno scambio di favori con un imprenditore del settore. Incredulo il diretto interessato che, venuto a conoscenza della notizia, ha dichiarato all’AdnKronos: «Io indagato? Non ne sono niente, non so se ridere o piangere. Io non mi sono mai occupato di eolico in tutta la mia vita. Sono senza parole».
Attualmente sono in corso perquisizioni negli uffici degli assessorati regionali siciliani all’Energia e all’Ambiente, con le indagini coordinate dal procuratore aggiunto, Paolo Guido.

La vicenda
Secondo l’accusa dei pm, Siri, tramite l’ex parlamentare di Forza Italia, Paolo Arata, responsabile del programma della Lega sull’Ambiente, avrebbe ricevuto del denaro per modificare una norma da inserire nel Def 2018, che avrebbe favorito l’erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili. Norma che non è mai stata approvata.
Come scrivono i pm nel decreto di perquisizione «le investigazioni effettuate hanno svelato lo stretto collegamento tra Arata ed esponenti del partito della Lega, in particolare l’attuale sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri, stimolato da Arata a promuovere una modifica regolamentare degli incentivi connessi al mini-eolico». Inoltre, i magistrati aggiungono che «si tratta di una vicenda emersa nel presente procedimento, i cui relativi atti sono stati trasmessi successivamente alla procura della repubblica di Roma, ufficio con il quale è stato attivato ed è in corso un coordinamento investigativo». Siri avrebbe intrattenuto rapporti con Paolo Arata, un docente universitario, genovese come Siri. Su di lui indaga da tempo la Dda di Palermo per i suoi contatti con l’imprenditore Vito Nicastri, il “re” dell’eolico che è agli arresti domiciliari.
«Non so assolutamente chi sia questo imprenditore coinvolto – ha spiegato Siri – non mi sono mai occupato di energia e non davvero chi sia questa persona, credo che si tratti di un errore di persona».
Al momento il sottosegretario, che non ha ancora ricevuto l’informazione di garanzia, chiede di «avere al più presto notizie su questa indagine». Siri, dopo aver spiegato di essere a disposizione, aggiunge: «Chiederò di essere sentito, devo leggere queste carte e chiamare un avvocato. Dovrò attrezzarmi e vedere cosa succede».

Le reazioni
A difesa del sottosegretario arriva una nota della Lega: «Piena fiducia al sottosegretario Armando Siri, nella sua correttezza. L’auspicio è che le indagini siano veloci per non lasciare nessuna ombra».
Per contro, il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, intervenuto a margine di un convegno di Unioncamere, ha spiegato di essere appena venuto a conoscenza della vicenda e che «se i fatti fossero questi, Siri dovrebbe dimettersi».
Più diretto il commento, via Facebook, di Alessandro Di Battista: «Ho sempre sostenuto questo Governo, lo sosterrò ancor di più se il sottosegretario Siri si dimetterà il prima possibile. Nessun Governo del cambiamento e nessun Governo che si sta impegnando nella lotta alla corruzione può tollerare che vi sia un proprio esponente indagato per reati così gravi. Il sottosegretario Siri lavora nel ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il ministero più delicato che c’è per via dei lavori e degli appalti che segue. È evidente che debba dimettersi all’istante perché, come diceva Borsellino, “i politici non devono soltanto essere onesti, devono apparire onesti”».
A commentare le indagini che vedono coinvolto il sottosegretario ai Trasporti è stato anche il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra (M5S): «Le ipotesi di indagini che coinvolgono il sottosegretario Siri, se confermate, sono inquietanti e gravi. Il presunto legame con Vito Nicastri è un’ombra pesante perché Nicastri, agli arresti domiciliari, è l’imprenditore che risulta aver coperto e finanziato la latitanza di Matteo Messina Denaro. È lapalissiano questo filo che lega mafia e palazzi e ribadisco che, se accertato, risulterebbe di una gravità senza precedenti».
Anche un altro componente della commissione Antimafia, Carmelo Miceli, deputato del Partito democratico, ha commentato gli scenari dell’indagine che definisce «inquietanti». Per Miceli «occorre attendere gli sviluppi del lavoro della magistratura, ma una cosa è certa: a parti invertite, se invece del braccio destro di Salvini fosse indagato un esponente del Pd, avremmo già avuto la fine del mondo, con i comizi del leader della Lega e i sit in degli esponenti M5s in piazza al grido di “Pd mafioso” o roba del genere».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

12 + 19 =