Corso pre-parto con nonni, psicologi e anestesisti  

Non un semplice corso pre-parto, ma un percorso di accompagnamento alla nascita, da fare presi per mano da più professionisti: “Prima di tutto l’ostetrica, poi lo psicologo per i dubbi più intimi legati allo scoprirsi genitori, l’anestesista per affrontare le paure dell’epidurale, e infine l’incontro con i nonni, perno su cui fanno leva molte famiglie e che devono a tutti i costi essere partecipi e informati su cosa si deve e non si deve fare quando in casa ci sono una neomamma e un bebè. Un servizio utile soprattutto qui al Sud, dove l’informazione è poca, e che in generale dovrebbe essere reso gratuito per tutte le coppie italiane”. A dirlo all’Adnkronos Salute Maurizio Gnazzi, dirigente ostetrico del Mater Dei Hospital di Bari, che sta esportando in tutta Italia questo particolare ‘modello’ di corsi di accompagnamento alla nascita, anche con lezioni per le stesse ostetriche, in modo che possano poi tenere in maniera autonoma i corsi. 

“Anzi – aggiunge – lancio un appello alla neo-ministra per la Famiglia Elena Bonetti, in questo senso: sarebbe un’iniziativa davvero utile”. L’obiettivo, spiega Gnazzi, fra i pochi ostetrici uomini in Italia, che nella sua carriera ha aiutato a nascere oltre 4000 bambini, “è di accompagnare i futuri genitori nel percorso di nascita del loro figlio, aiutandoli a scoprire e valorizzare la parte interna e potente che è già dentro di loro”.  

“Miriamo a dare risposte ai tanti dubbi di chi si prepara a diventare genitore, fornendo consigli utili per affrontare con maggior consapevolezza e serenità la maternità. Per questo – continua – abbiamo deciso di non limitare l’incontro a una ‘lezione’ con il ginecologo o l’ostetrica, bensì di coinvolgere una serie di professionisti che fanno parte del percorso della nascita: dall’anestesista, per tutto ciò che riguarda l’analgesia epidurale, allo psicologo, per informare soprattutto sul rischio di depressione post-parto, un problema che molte donne conoscono poco. Fino al sessuologo per parlare della vita di coppia, e alla nutrizionista per un occhio rivolto all’alimentazione corretta in gravidanza e in allattamento”.  

“Qui al Sud, soprattutto, mancava un percorso del genere, c’è molta disinformazione e penso che un’iniziativa simile possa davvero contribuire a un progetto generale contro la denatalità: molte coppie decidono di avere solo un figlio perché hanno avuto esperienze di solitudine e sofferenza nel momento del parto e del puerperio. Sostenerle è nostro dovere”, conclude.