Cos’è successo al San Juan  

E’ passato un anno dalla tragedia del San Juan. Dodici mesi di incessanti ricerche finite oggi con il ritrovamento nell’Atlantico del relitto. Il sottomarino militare argentino era scomparso il 15 novembre scorso con 44 persone a bordo mentre stava tornando da una missione di routine a Ushuaia. Non è ancora stata fatta chiarezza sulle cause della tragedia. Secondo quanto ricostruito il sottomarino avrebbe imbarcato acqua dallo snorkel, il tubo che garantisce l’afflusso d’aria per la ricarica delle batterie e l’aerazione dei locali. A quel punto si sarebbe sviluppato un corto circuito e poi un principio di incendio. 

L’ULTIMO CONTATTO – Il San Juan, un TR-1700 di fabbricazione tedesca, è stato segnalato per l’ultima volta a oltre 400 chilometri al largo delle coste della Patagonia. Nell’ultima comunicazione con la base navale di Mar del Plata, avvenuta la mattina del 15 novembre, l’equipaggio aveva segnalato l’ingresso di acqua nella nave, quindi un cortocircuito e un principio di incendio. Tre ore dopo quest’ultimo contatto, le agenzie internazionali avevano rilevato un rumore compatibile con un’esplosione. 

LA FINE DELLE SPERANZE – Dopo la scomparsa del sottomarino era scattata una corsa contro il tempo per tentare di salvare l’equipaggio. Le speranze si erano spente due settimane dopo quando il ministro della difesa argentino Oscar Aguad aveva ammesso che non c’era più alcuna possibilità di trovare vivi i membri del San Juan. “Secondo la Marina, le condizioni estreme in cui è avvenuta la scomparsa e il lasso di tempo trascorso – aveva spiegato – sono ormai incompatibili con l’esistenza in vita”. 

LE VITTIME – Tra i 44 del San Juan c’era chi stava per sposarsi e chi tra poco sarebbe diventato padre. Il comandante del sottomarino Pedro Martín Fernández, 45 anni, in Marina da 20 anni, aveva viaggiato per il mondo in missioni e esercitazioni. A bordo c’era anche una donna: Eliana Maria Krawczyk, 35 anni. Soprannominata dal padre “la Regina del mare”, era la prima donna ufficiale di sottomarino del Sudamerica. Si era unita alla Marina dopo una doppia tragedia familiare: suo fratello morto in un incidente d’auto e sua madre deceduta per un infarto.  

I PRECEDENTI – Negli ultimi 80 anni sono stati diversi gli incidenti che hanno coinvolto un mezzo sottomarino, provocando moltissimi morti. Il bilancio più grave mai registrato si è avuto nel 1963, quando persero la vita 129 persone. Ecco i precedenti: 1 giugno 1938 – Il sommergibile HMS Thetis del Regno Unito affonda a Liverpool Bay: 99 morti. 10 aprile 1963 – Lo Uss Thresher finisce a picco dopo aver perso potenza nei test al largo di Cape Cod: 129 morti. 8 marzo 1968 – Il sommergibile sovietico K-129 affonda per cause sconosciute al largo di Oahu (nelle Hawaii): 98 morti. 22 maggio 1968 – L’americano Uss Scorpion affonda al largo delle Azzorre per l’esplosione di un siluro: 99 morti. 12 aprile 1970 – Il K-8 affonda nel Golfo di Biscaglia dopo due incendi a bordo: 52 morti. 7 aprile 1989 – Il mezzo russo K-278 affonda al largo della Norvegia dopo un’esplosione provocata da un cortocircuito: 42 morti. 12 agosto 2000 – Il K-141 Kursk va giù nel mare di Barents dopo un’esplosione: 118 morti. 16 aprile 2003 – Nel sottomarino cinese Great Wall, a causa di un difetto dei motori diesel, viene consumato tutto l’ossigeno: 70 morti. 8 aprile 2008 – Nel russo K-152 Nerpa il sistema di spegnimento degli incendi rilascia gas velenoso in modo accidentale: 20 morti. 14 agosto 2013 – Il sottomarino indiano di costruzione russa INS Sindhurakshak esplode nel porto di Mumbai: 18 morti. 

(Fonte: Adnkronos)