Covid: Conte chiede tavolo bipartisan. Ma il centrodestra: ‘E’ tardi’

E’ in arrivo la nuova stretta. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato di anticipare da mercoledì a lunedì il suo intervento in Parlamento sulle misure contro la pandemia, per fare subito dopo una riunione e poi varare un nuovo dpcm. Le nuove limitazioni sono in via di definizione. Per il momento non si parla di un lockdown generalizzato, ma di chiudere per due o tre settimane le aree dove i contagi corrono di più. Si ipotizzano anche nuove limitazioni ai negozi, un freno agli spostamenti fra le regioni e un intervento sulla scuola: “La curva sta subendo un’impennata così rapida – ha ammesso Conte – che rischia di mettere in discussione la didattica in presenza”. Parte tutto in salita il tentativo del governo di coinvolgere l’opposizione nella strategia su come abbassare la curva pandemica. Da un lato Giuseppe Conte chiede “un tavolo di confronto permanente”, già in vista delle imminenti scelte contro il virus. Dall’altro, i tre leader del il centrodestra, in una nota congiunta, rispondono picche a ogni sorta di “cabina di regia”, definendo questa soluzione “tardiva”. E ribadiscono che “l’unica sede nella quale discutere è il Parlamento della Repubblica italiana”. Parallelamente, sempre il premier, nel corso della giornata ha auspicato un dialogo parlamentare. “Ho chiamato i presidenti di Camera e Senato: ho chiesto loro – annuncia dalla festa de “Il Foglio” – se c’è la possibilità di trovare uno strumento o un luogo dove confrontarsi in tempi rapidi con il Parlamento”.

Mentre i contagi continuano a salire, anche oggi oltre 30mila positivi, L’obbiettivo del capo del governo è “coinvolgere tutti gli attori”, nel momento in cui potrebbero essere assunte decisioni drastiche contro il virus, lockdown locali o generalizzati, già nelle prossime ore. Il primo a parlare di raccordo permanente con le opposizioni è stato in mattinata Luigi Di Maio: “In una fase come questa – sottolinea il ministro degli Esteri – una cabina di regia con le opposizioni è solo un passaggio naturale”. Una struttura che potrebbe essere coordinata dal ministro della Salute Roberto Speranza. Anche il Pd si dice disponibile. Tuttavia Andrea Orlando, chiede che “dal metodo si passi al merito”. “Se si vuol rendere costruttivo quel metodo – incalza – è necessario che le opposizioni cambino tono: basta parlare di dittatura sanitaria e anti europeismo da comizio”. E in effetti, malgrado la gravità della situazione, le premesse per un cambio di fase pare che non ci siano: Giorgia Meloni, già su Repubblica, ricorda che il “tavolo” è il Parlamento e attacca a testa bassa il governo accusandolo di “non aver fatto nulla” per evitare questa seconda ondata. Le stesse parole usate dal segretario della Lega Matteo Salvini, secondo cui l’esecutivo “dice che ascolta ma non fa nulla”. Toni diversi da Giancarlo Giorgetti. L’ex sottosegretario alla Presidenza ricorda a Di Maio che la proposta di una cabina di regia venne avanzata della Lega addirittura a marzo, ma invano. “Sinora – ragiona – il governo s’è ritenuto autosufficiente e non ci ha mai coinvolto. Ora che la situazione si fa particolarmente delicata qualcuno ha cominciato a pensare di avere il buon senso di collaborare. Noi disponibili – chiarisce – ma sinora solo telefonate di cortesia”. Possibilista anche il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: “Abbiamo fatto proposte chiare e precise al governo vediamo cosa rispondono”. Gli uffici di Montecitorio e Palazzo Madama sono già al lavoro per individuare questo “strumento o luogo” richiesto dal premier, ma l’approdo finale dipenderà inevitabilmente dalle condizioni politiche reali. Prima di parlare di formule astratte – si ragiona nei palazzi – bisogna capire come l’esecutivo e il centrodestra riusciranno a superare le tensioni delle ultime settimane.

Un primo segnale, Giuseppe Conte, lo offre già lunedì, anticipando il confronto parlamentare prima dell’eventuale diffusione del nuovo dpcm. Detto questo, strumenti ad hoc permanenti non esistono, ma solo ipotesi. C’è chi pensa a una sorta di commissione speciale bicamerale, soluzione però già esaminata e bocciata dal centrodestra lo scorso marzo. Un’altra via, infine, sarebbe quella di mettere a regime, come appuntamento fisso, la riunione tra governo e i capigruppo di opposizione, come accaduto sabato scorso.