Covid, nuovo Dpcm per le feste di Natale: il piano del governo, negozi e ristoranti potrebbero riaprire

Il governo comincia quindi a ragionare attorno a un nuovo Dpcm per le feste di Natale e Capodanno. Con due ipotesi sul tavolo. La prima, che ha riportato ieri l’agenzia di stampa Agi, è quella di prorogare le attuale misure per 15 giorni con un decreto ministeriale fotocopia dopo il 3 dicembre. Questa ipotesi potrebbe portare a uno scontro all’arma bianca con le Regioni, tra cui Piemonte e Lombardia che hanno già annunciato l’uscita dalla zona rossa (per andare in quella arancione) per il 27 novembre e si aspettano anche la possibilità di “liberare” alcune province dei loro territori in cui l’indice di contagio Rt è in decelerazione. E infatti ilcoordinatore del Cts Agostino Miozzo  a “Porta a Porta”, ha detto parlando del commercio e della ristorazione: “Il 4 dicembre potranno tornare a una seminormalità”.

Con il countdown in vista delle feste natalizie, anche l’Ansa dice che non si può escludere quindi che il Dpcm in scadenza il 3 dicembre possa essere prolungato per qualche altra settimana. Poi, potrebbe avvicendarsi un nuovo decreto ad hoc a ridosso del Natale. Tra le ipotesi – per non mortificare i consumi – ci sarebbe la possibilità di tenere i negozi per lo shopping aperti anche di sera tardi, per spalmare le entrate dei clienti per fasce di età e favorire comunque il commercio. L’altra ipotesi sul tavolo è quella di cui parla oggi il Corriere della Sera e prevede che per la seconda metà di dicembre la gran parte delle regioni italiane sia in fascia gialla o arancione. In questo caso il governo ragiona attorno alla possibilità di:

  • varare alcune modifiche all’orario di apertura dei negozi e deroghe rispetto alla serrata di bar e ristoranti per dare fiato anche alle attività economiche nel periodo che certamente è uno dei più redditizi dell’anno;
  • con l’accordo di prevedere nuove chiusure intorno al 21 o 22 dicembre, subito prima delle feste;

Secondo i calcoli dell’esecutivo entro il 10 dicembre, alla scadenza delle ordinanze varate dal ministero della Salute, quasi tutte le regioni potrebbero essere fuori dal rischio più alto. Al massimo le zone rosse potrebbero diventare provinciali: in quei territori rimarrebbero in vigore le regole del 3 dicembre. Nel resto d’Italia verrebbero varate misure meno rigide. Lasciando comunque il divieto di circolazione tra regioni diverse. Ma potrebbero essere abbattuti alcuni divieti, aggiunge il quotidiano. Ovvero:

  • i governatori chiedono la riapertura dei centri commerciali nel fine settimana e non è escluso che si decida di prorogare l’orario dei negozi al dettaglio proprio per favorire lo scaglionamento agli ingressi;
  • potrebbero riaprire bar e ristoranti la sera nelle zone gialle e in parte della giornata anche in quelle arancioni. Potrebbe rimanere il limite dei quattro posti a tavola, oppure essere aumentato e portato a sei;
  • per pranzi e cene a casa ci sarà la raccomandazione di rimanere in famiglia proteggendo gli anziani e le persone fragili, ma con limiti (raccomandati) più alti rispetto a quelli degli esercizi pubblici;

Infine il coprifuoco potrebbe slittare su tutto il territorio di un’ora o due. Ma questo a patto che l’epidemia davvero arrivi al rallentamento auspicato. E i segnali in tal senso sono contraddittori. Ma, spiega oggi Il Messaggero, l’obiettivo è ottenere il 3 dicembre un Dpcm che consenta un allentamento, in vista del Natale, con la riapertura di bar, ristoranti e negozi in tutta Italia. O quasi. Un Natale “a più velocità”, sintetizza il quotidiano.