Criminalità, i commerciati non vogliono armi ma certezza della pena

Il dato è contenuto nell'indagine Confcommercio-GfK Italia sui fenomeni criminali, realizzata da settembre a fine ottobre di quest’anno sentendo il parere di 4.600 imprese

criminalità

La criminalità è un problema in Italia. E’ indicata da quasi metà degli imprenditori (48 per cento) come una delle ferite più profonde del Paese, preceduta solamente dalla pressione fiscale e dalla burocrazia. Il dato è contenuto nell’indagine Confcommercio-GfK Italia sui fenomeni criminali, realizzata da settembre a fine ottobre di quest’anno sentendo il parere di 4.600 imprese. Particolare la lettura incrociata di due aspetti: pochissimi hanno un’arma a disposizione, ma quasi tutti chiedono la certezza della pena e condanne più severe. Nel dettaglio: da un lato l’89 per cento ritiene inefficaci le leggi che contrastano la criminalità e si sale al 92 per cento per chi esprime parere favorevole sull’inasprimento delle pene; dall’altro il 90 per cento degli imprenditori non dispone di un’arma di difesa personale e si riduce la quota di chi pensa di dotarsene in futuro (-3 per cento rispetto all’anno scorso) e aumenta quella di chi non ha alcuna intenzione di farlo (+6 per cento). Traduzione: no alle armi, sì a una giustizia che non fa sconti ai ladri, ai criminali, a chi mette in pericolo le attività commerciali con condotte illecite.

Fa più paura l’abusivo del ladro?
Per alcune categorie fa più paura l’abusivismo che la rapina. E’ il caso di negozianti e albergatori, mentre i tabaccai per esempio temono di più ladri e rapinatori. In generale i fenomeni maggiormente percepiti in aumento sono l’abusivismo (per il 45 per cento) e i furti (per il 38 per cento), poi seguono la contraffazione (per il 33 per cento) e le rapine (per il 27 per cento). Il dato sull’abusivismo è più marcato nelle zone del centro Italia. Un imprenditore su quattro percepisce, inoltre, un peggioramento nei livelli di sicurezza per la propria attività rispetto all’anno scorso. Il peggioramento è più avvertito al sud, al centro e nei grandi centri urbani.

Sull’esperienza concreta
La criminalità, come si evince, fa parte del substrato del Paese. Esiste e quindi bisogna farci i conti. I numeri “dell’esperienza concreta” con la criminalità non è cambiata più di tanto tra il 2017 e il 2018. I dati sono linea dopo 365 giorni. Quasi il 25 per cento degli imprenditori (1 su 4) ha avuto esperienza diretta o indiretta con la criminalità. Il 9 per cento ha subito personalmente minacce o intimidazioni con finalità estorsiva e il 21 per cento conosce altre imprese che sono state oggetto di minacce o intimidazioni. Da segnalare un’impennata nel settore dei trasporti. Nella grande maggioranza dei casi le minacce subite consistono in pressioni psicologiche (78 per cento delle imprese che hanno subito minacce o intimidazioni in aumento). Meno rilevante ma sempre consistente l’incidenza di chi dichiara di aver subito danneggiamento a cose (36 per cento), in calo rispetto al 2017 (44 per cento). Si conferma l’accentuazione di questo fenomeno al sud. Decisamente più contenuta e in lieve diminuzione (11 per cento contro 13 per cento) la quota di imprenditori che dichiarano di aver subito violenza alle persone. 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

14 + 16 =