Crisi di governo, gli esodati del commercio rischiano di restare nel limbo

Il patronato Inapi lancia l'allarme: «Se la rottura dell’esecutivo avverrà prima della prossima legge di Bilancio, in cui lavoratori, pensionandi, e imprenditori avevano riposto le loro speranze, il rischio è che varie categorie restino di nuovo "con un pugno di mosche in mano" a causa di scelte scellerate dei propri governanti»

esodati del commercio

Non solo rider, insegnanti e lavoratori  delle aree di crisi, la fine del governo giallo verde rischia di lasciare nel limbo anche i cosiddetti “esodati del commercio”. A lanciare l’allarme è la direzione nazionale del patronato Inapi (Istituto nazionale assistenza piccoli imprenditori) che in una nota, commentando l’attuale scenario politico, sottolinea senza mezzi termini: «La situazione è ormai irrimediabilmente compromessa, inutile voltare la testa: il debito pubblico lievita, l’aumento dell’Iva potrebbe essere vicino, lo spread alle stelle; se la rottura dell’esecutivo, come è probabile sia, avverrà prima della prossima legge di Bilancio, in cui lavoratori, pensionandi, e imprenditori avevano riposto le loro speranze, date le innumerevoli rassicurazioni degli esponenti politici, il rischio è che le varie categorie (donne, esodati, precoci, imprenditori, esodati indennizzo commercianti) restino di nuovo “con un pugno di mosche in mano” a causa di scelte scellerate dei propri governanti».

Cosentino: «Si smetta di giocare sulla pelle degli italiani»
«In questo momento non c’è bisogno di fare esperimenti politici o alchimie governative sulla pelle degli italiani. E’ necessario, invece, al più presto, che si delinei un governo stabile che affronti con serietà le questioni e soprattutto che riscatti il ruolo dell’Italia in Europa», scrive Domenico Cosentino, presidente del patronato Inapi. Poi aggiunge: «L’Italia è rappresentata da tanti lavoratori e lavoratrici e da tante piccole e medie imprese che sono la vera economia del Paese e a questi i nostri governanti devono dare risposte. I problemi di cui Inapi si fa portavoce sono talmente oggettivi che per una volta i lavoratori e le associazioni datoriali e di impresa denunciano allarmati lo stesso pressapochismo di una classe politica dirigente che pensa prima ai propri interessi piuttosto che al bene degli italiani». «Ai cittadini invece – prosegue – suggerisco di prestare attenzione alle false e facili promesse, la situazione economica non è affatto delle migliori, chiunque riuscirà a salire al governo dovrà affrontare anche quanto ci verrà imposto dall’Ue, a cui volenti o nolenti, dobbiamo rendere conto».

«Dal prossimo governo in carica, dice Cosentino in conclusione, di qualunque colore esso sia, ci aspettiamo una sola cosa “meno parole e più fatti”: per i pensionati, per i lavoratori ancora imprigionati dalla Fornero, penso ai precoci, che dopo 41 anni di contributi hanno il sacrosanto diritto di poter accedere alla quiescenza, agli esodati, in attesa da anni di “tornare a vivere dignitosamente”, alle donne, il cui lavoro di cura deve essere tenuto in considerazione anche ai fini previdenziali, non si può continuare ad usufruire di un welfare prezioso a costo zero, si dia dunque il giusto valore alle donne di oggi e di domani. Dunque – conclude Cosentino – si smetta di giocare sulla pelle degli italiani e si proceda spediti verso una soluzione, affinché questo “teatrino politico imbarazzante” finisca quanto prima, e l’Italia torni ad essere credibile anche agli occhi degli investitori».

Il punto sull’indennizzo commercianti
All’inizio di agosto il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, aveva confermato, in una nota ufficiale, come ministero e Inps stessero lavorando per trovare una soluzione per gli “esodati del commercio”, ossia coloro che, dopo aver chiuso la propria attività nel biennio 2017/2018, pur avendone i requisiti, non possono accedere all’indennizzo commercianti introdotto nel 1996 con il d.lgs. 207 e via via prorogato fino al 2016.

«L’ultima proroga dell’indennizzo – sottolineava Durigon nella nota – è terminata il 31 dicembre 2016, per questo ora stiamo lavorando col ministero e l’Inps sulla possibilità di rivedere la circolare riconoscendo il beneficio dell’indennizzo anche a chi ha cessato l’attività negli anni 2017 e 2018 anche perché prendiamo atto del disallineamento temporale, nel passato, tra la misura dell’indennizzo terminato nel 2016 ed il pagamento della maggiorazione contributiva protratto al 31 dicembre 2018».

Ora che, però, il governo rischia di sfaldarsi, che sorte toccherà a questi ex commercianti?

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