Crisi di governo, Mulè: «Lasciare M5S a Palazzo Chigi è assai pericoloso»

Il deputato e portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia, inoltre, critica i 5 punti del Pd per un accordo con i grillini

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Uscire dalla crisi di governo seguendo la guida del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. È questa l’opinione di Giorgio Mulè, deputato e portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia, che considera la possibilità della nascita di una nuova maggioranza formata da più gruppi parlamentari e che comprenda ancora i 5 Stelle un’ipotesi che allontanerebbe ulteriormente i cittadini dalla politica: «La cifra del governo appena seppellito sta in pochi numeri – scrive in un comunicato – In 14 mesi di vita 16 fiducie e 22 decreti legge… non è stato un esecutivo ma l’anticamera di un regime autoritario nel nome della decrescita infelice. Ora: far sopravvivere i 5 Stelle nei dintorni di palazzo Chigi è assai pericoloso o, ancora peggio, creare un accrocchio politicamente informe che farebbe allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica. Per questo, la saggezza e la capacità di sintesi del Presidente della Repubblica rimangono il faro dove guardare dopo l’esperienza fallimentare di un governo contronatura».

Le critiche al Pd
Poi, in un successivo comunicato, Mulè si scaglia contro il Partito democratico, criticando i 5 punti evidenziati dal segretario Nicola Zingaretti, durante l’ultima direzione del partito, come base per un eventuale accordo di governo con il MoVimento 5 Stelle: «La direzione PD annuncia i 5 punti sui quali convergere con i 5 Stelle: è un pentacolo diabolico nel segno del peggior trasformismo che si tradurrà per gli italiani in nuove tasse per famiglie e imprese. L’inconsistenza di una proposta per arraffare poltrone è tutta nella mancanza di priorità: non ci sono. Non solo. Si rinnega quanto sostenuto con vigore dagli stessi esponenti del Partito democratico fino a ieri ad esempio sul fronte delle infrastrutture, parolina dimenticata tra i pilastri degli “illuminati”. Che ne è delle Grandi Opere? Dov’è finita, tanto per dire, la Gronda di Genova? Per non parlare della “centralità del Parlamento”… i giallorossi non faranno decreti legge? Nelle Commissioni e in Aula avremo tempo a sufficienza per esaminare la prossima Legge di bilancio? Ma se nella XVII Legislatura furono proprio i governi Renzi e Gentiloni a insegnare ai 5 Stelle come strizzare i tempi del dibattito parlamentare… Non c’è niente da fare: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi».

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