Crisi governo, Conte: «Salvini ha inseguito interessi personali e di partito»

L'informativa del premier sulla crisi di governo aperta dalla Lega si è conclusa con l'annuncio delle dimissioni, rimettendo il suo mandato nelle mani del Capo dello Stato

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Doveva essere un discorso forte e così è stato. L’informativa del premier, Giuseppe Conte, nell’aula del Senato sulla crisi di governo aperta dalla Lega, si chiude con l’annuncio di essere pronto a recarsi, al termine degli interventi di replica, dal Presidente della Repubblica per dimettersi, dichiarando terminata l’azione del governo tra Lega e MoVimento 5 Stelle. Un discorso, quello di Conte, in cui il premier ha elencato i risultati raggiunti dall’esecutivo e ricordato l’importanza e la centralità del parlamento, «l’unica sede in cui il confronto pubblico può svolgersi in modo trasparente». L’esperienza di questo governo, ha ricordato il premier è nata sulla base della «trasparenza e del cambiamento e non posso permettere che questo passaggio istituzionale così rilevante possa consumarsi attraverso conciliaboli riservati, sui social o in dichiarazioni fatte per strada o in una piazza».

L’attacco a Salvini
Quella del presidente del consiglio nei confronti del ministro dell’Interno è una dura critica. La decisione di Salvini di aprire una crisi di governo in un periodo è «una decisione oggettivamente grave, che comporta conseguenze moto rilevanti per la vita economica e sociale del Paese» in quanto la crisi aperta in pieno agosto comporterebbe nuove elezioni in autunno con il nuovo governo che in pochi mesi si troverebbe a dover contrastare l’aumento dell’Iva e sarebbe esposto a speculazioni finanziarie. Inoltre, «il rischio di ritrovarci in esercizio provvisorio altamente probabile». Nella sua scelta, ha proseguito Conte, «il ministro dell’Interno ha dimostrato di inseguire interessi personali e di partito – dimostrando con i suoi comportamenti – scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale». Pur ricordando l’importanza del voto in una democrazia, il presidente del consiglio ha sottolineato come sollecitare i cittadini «a votare ogni anno è irresponsabile», chiamando l’aula di Palazzo Madama all’applauso dopo questo passaggio, in risposta alle interruzioni durante il suo discorso da parte dei parlamentari del Carroccio. La decisione della Lega di aprire la crisi «subito dopo l’approvazione della fiducia sul dl Sicurezza suggerisce opportunismo politico». Inoltre, ha aggiunto, «appare contradditorio il comportamento diuna forza politica che, pur dopo aver presentato una mozione di sfiducia al governo, non ritiri i propri ministri». Conte ha ricordato a Salvini di non essersi mai presentato in parlamento per chiarire sulla vicenda del Russiagate e, incontrando i sindacati al ministero dell’Interno piuttosto che a Palazzo Chigi insieme agli altri componenti del governo, ha dato l’impressione di poca coesione della squadra di governo. Infine, il ministro dell’Interno è stato ripreso anche per i suoi interventi pubblici in cui ha accostato slogan politici a simboli religiosi (i comizi con il rosario in mano, ndr), un atto definito dal premier di «incoscienza religiosa».

La strada da seguire
Infine, prima di concludere il suo discorso, il premier ha voluto lasciare un messaggio anche ai parlamentari e ai componenti del governo dei 5 Stelle invitandoli, per il futuro, a evitare di lasciarsi condizionare dai sondaggi, anche quando questi non siano favorevoli. Gli ultimi pensieri del presidente del consiglio sono dedicati alla situazione dell’Italia a cominciare dai giovani: «Ogni giovane che parte e non ritorna è una sconfitta per il futuro del nostro Paese. Se non riusciremo a trattenerli esporremo il nostro Paese a un lento declino». È necessario, ha ricordato Conte, che il sistema di formazione sia orientato verso le competenze digitali che saranno sempre più importanti ed è stata sottolineata l’importanza dell’incremento dell’occupazione anche nelle aree più disagiate nel Paese. Un passaggio è stato dedicato anche alla politica estera a partire dal rilancio del progetto europeo che, ha ricordato il premier, non può puntare solo al rigore finanziario. Non meno importante, la necessità di una soluzione politica che ponga fine al conflitto in Libia.
«Ho svolto questo incarico – ha concluso il premier – senza seguire il consenso sui social senza dover dipendere da un titolo di giornale, senza offendere un avversario politico o inventare nemici dietro ogni angolo».

La replica di Salvini
Se durante il discorso del presidente Conte, il vicepremier Luigi Di Maio è rimasto impassibile, lo stesso non si può dire per quanto riguarda Matteo Salvini. Il leader della Lega ha più volte sottolineato con gesti e espressioni il suo dissenso su numerosi passaggi del discorso del premier. Dissenso espresso a chiare lettere anche durante la replica. Un intervento in cui il ministro dell’Interno si è dichiarato tutt’altro che pentito ammettendo di essere pronto a ripetere ogni cosa fatta e dicendosi pronto a tornare alle urne perché fiducioso del giudizio degli italiani: «Rifarei tutto quello che ho fatto. Con la grande forza di essere un uomo libero. Non ho paura del giudizio degli italiani. In questa aula ci sono uomini liberi e uomini un po’ meno liberi. Chi ha paura del giudizio degli italiani non è un uomo libero». E sulla possibilità che in futuro, al posto delle elezioni, possa nascere una nuova maggioranza ha affermato: «Se da settimane e non da mesi qualcuno pensava a cambi di alleanze, non aveva che da dirlo in quest’aula». Nel discorso Salvini ha rivendicato il suo operato da ministro dell’Interno, affermando di lasciare un Paese più sicuro e ribadendo la linea intrapresa sulla questione migranti e i porti chiusi: «In Italia senza permesso di soggiorno non si entra».

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