Cultura, dieci anni di luci e ombre nel rapporto di Federculture

Se da un lato gli italiani che visitano musei e mostre, siti archeologici e monumenti sono cresciuti del 14 per cento e del 31 per cento rispettivamente, il teatro ha perso il 4,8 per cento dei propri frequentatori e i lettori di libri sono diminuiti del 5,5 per cento

musei

Dalla crisi del 2008 ad oggi nel settore culturale si sono persi circa 700 milioni di risorse pubbliche, da parte di Regioni, Comuni, Province, mentre la spesa delle famiglie in cultura e ricreazione dopo il crollo del 4,6 per cento tra 2008 e 2013, è cresciuta nel quinquennio successivo (2013/2018) del 13,4 per cento. Ma non tutti gli ambiti della fruizione culturale vanno bene: se da un lato nel decennio 2008/2018 gli italiani che visitano musei e mostre, siti archeologici e monumenti sono cresciuti del 14 per cento e del 31 per cento rispettivamente, il teatro ha perso il 4,8 per cento dei propri frequentatori e i già pochi lettori di libri sono diminuiti del 5,5 per cento. Va bene il turismo culturale, che però cresce meno di quanto avvenga in Europa e soprattutto grazie ai visitatori stranieri (+51,2 per cento nel decennio); più contenuta invece la crescita del turismo domestico (+20 per cento).

Sono dieci anni di luci e ombre quelli analizzati nel 15° Rapporto Annuale Federculture intitolato “Impresa cultura” che evidenzia, come ogni anno, i trend del settore culturale ma in questa edizione allarga lo sguardo sull’intero ultimo decennio.

I numeri
I dati raccolti nel Rapporto e aggregati in tre annualità significative – 2008, anno di avvio della grave crisi economica internazionale, 2013 (nuova crisi economica italiana) e 2018 – rivelano un settore che ha saputo recuperare molto del terreno perso ma che non in tutti gli ambiti ha superato problemi strutturali, accentuati dalla crisi. Sono tre i gruppi di indicatori analizzati: la spesa pubblica statale e locale; i consumi e la partecipazione culturale e il turismo.

La spesa nella cultura di Stato, Comuni, Province e Regioni nel 2008 era di circa 6 miliardi e 550 milioni di euro, diventati 5 miliardi e 849 milioni nel 2017 (anno di confronto per disponibilità di dati). Non solo non è stata recuperata interamente la quota di spesa del 2008 (mancano ancora circa 700 milioni di euro) ma è anche cambiata profondamente: lo Stato è passato da 2.116 milioni a 2.428 milioni (dopo essere sceso sotto i due miliardi), i Comuni sono passati da 2.462 milioni a 1.896 milioni (in costante diminuzione), le Province sono pressoché sparite da 295 a 52 milioni, le Regioni, che pure hanno avuto un picco negativo nel 2013, stanno recuperando a fatica la quota 2008.

Le risorse
A livello di risorse pubbliche bisogna, dunque, fare ancora molto per far recuperare posizioni all’Italia, anche nel confronto europeo (siamo quartultimi in Europa (0,8 per cento) in rapporto al Pil e terzultimi (1,7 per cento) in rapporto alla spesa pubblica totale). Sul fronte dei consumi culturali, messi a confronto con l’andamento del Pil e la spesa generale delle famiglie, i dati evidenziano che la spesa delle famiglie in ambito culturale ha inizialmente sofferto di più la crisi economica generale: dal 2008 al 2013 è scesa del 4,6 per cento mentre i consumi complessivi si mantenevano su un +1 per cento e il Pil diminuiva, negli stessi anni, dell’1,6 per cento. Dal 2013 però la spesa in cultura delle famiglie è cresciuta maggiormente +13,4 per cento a fronte di un incremento della spesa totale pari all’8,8 per cento e del Pil del 9,9 per cento. Ma questa crescita è diseguale, non solo fra aree del Paese come è facile immaginare, ma anche fra i settori della produzione culturale.

E’ il quadro che evidenziano i dati sulla partecipazione culturale degli italiani, che nei primi cinque anni dalla crisi (2008/2013) ha visto una contrazione in tutti gli ambiti: teatro -8,9 per cento, cinema -4,4 per cento, musei -7,5 per cento, concerti -8,8 per cento. Nei cinque anni successivi l’andamento dei settori si differenzia: gli italiani che frequentano i musei sono cresciuti del 23 per cento (3,4 milioni in più) e quelli che visitano i siti archeologici del 33 per cento (3,9 milioni in più), mentre quelli che vanno a  teatro o al cinema sono aumentati del 4 per cento circa. Il decennio (2008/2018) si chiude, quindi, con saldi molto diversi: il teatro non ha recuperato del tutto e anzi ha perso quasi 600 mila fruitori (-4,8 per cento); il cinema è in sostanziale equilibrio con circa 28 milioni di fruitori, -0,4 per cento nei dieci anni, vanno bene i concerti di musica ”leggera” con +2,8 per cento.

La fruizione museale
Ma il vero exploit è quello dei musei che nel decennio vedono crescere i propri fruitori del 14 per cento e i siti archeologici e i monumenti dove si sono recati il 31 per cento degli italiani in più (dati peraltro confermati anche nelle regioni del Sud del Paese). I dati sulla fruizione museale sono rafforzati anche da quelli sui visitatori dei musei statali che passano in dieci anni da 33 a 55 milioni, +67 per cento, crescendo soprattutto però dal 2013 al 2018 con una performance da 38 a 55 milioni di visitatori, +44 per cento. Gli ottimi risultati dei musei statali appaiono trainati dai musei dotati di autonomia speciale che solo nell’ultimo anno, 2018/2017, vedono aumentare i propri visitatori di quasi il 15 per cento, con picchi molto più alti in alcune regioni come la Campania (+36 per cento) e la Toscana (+46 per cento). Dati che, pur considerando che fanno parte della categoria dei musei autonomi i maggiori attrattori culturali del Paese, confermano una correlazione diretta tra maggiore autonomia gestionale degli istituti museali e una più spiccata propensione al pubblico e al suo coinvolgimento, a vantaggio della valorizzazione e della fruizione complessiva dei beni.

Libri&Co
Di segno diverso l’andamento della lettura che rivela dati drammatici: dal 2008 al 2018 abbiamo una diminuzione di coloro che leggono un libro all’anno del 5,5 per cento (1,3 milioni di lettori in meno su un già esiguo numero di italiani che leggono, circa 23 milioni nel 2018); coloro che leggono da uno a tre libri l’anno diminuiscono del 7,9 per cento (-18,9 per cento al Sud), crescono invece del 2,8 per cento i lettori forti (con +8,4 per cento al Nord Ovest e -15,6 per cento nelle Isole). I dati del turismo vedono dal 2008 al 2018 una crescita del turismo internazionale (+52,2 per cento mondo, +46,1 per cento Europa) mentre l’Italia cresce di meno (+34 per cento nel decennio, di cui +23,3 per cento dal 2013 al 2018). La composizione di questa crescita deve far riflettere: si registra un aumento di arrivi internazionali del 51,2 per cento, mentre gli arrivi nazionali crescono del 20,8 per cento, con una debolezza quindi nel mercato interno.