D’Alema: «Metà degli operai vota Lega: sinistra da ricostruire»

L’ex premier: «Governo? Le condizioni politiche perché cada non ci sono. Il M5S non ha alcun progetto. Salvini dovrebbe tornare con Berlusconi e per lui questo è un problema»

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fonte foto: www.massimodalema.it

Massimo D’Alema torna a parlare a 360° della politica italiana: dal Pd al M5S, dall’attuale governo fino al mondo del lavoro. L’ha fatto da spettatore in una lunga intervista a La Repubblica. Si parte da una panoramica sulle europee: «Le elezioni le ha vinte la destra, ma il risultato del Pd è stato positivo. Il centrosinistra ha fermato una emorragia e si è reinsediato nel suo mondo». 

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Secondo D’Alema il «M5S continuerà ad avere un mercato elettorale, ma è fallito il loro impianto culturale». Il governo resterà al suo posto «perché le condizioni politiche perché cada non ci sono», anche se «il M5S non ha alcun progetto e Salvini dovrebbe tornare con Berlusconi e per lui questo è un problema». Il futuro, secondo l’ex premier, non sarà roseo per l’Italia dato che ci «verrà presentato il conto dell’isolamento». Nel dettaglio: «E’ naturale che la Ue reagisca all’avventurismo del nostro governo sui conti pubblici. E all’Europa basta un frase: l’Italia non è affidabile. Il giorno dopo i mercati ti massacrano, e i mercati sono molto più cattivi di Moscovici. Ma l’Europa deve cambiare. L’ondata populista non ci ha travolti, spero che la classe dirigente europea comprenda lo scampato pericolo e avvii un percorso di coraggiose riforme».

Focus sul Pd
Zingaretti, il nuovo segretario dem, viene promosso a metà da D’Alema. Il Pd, infatti, «si è presentato con un volto nuovo, positivo, non arrogante e non anti-sindacale. Però quell’elettorato che si era allontanato aveva bisogno di un elemento più forte di discontinuità che non c’è stato. Per ragioni anche comprensibili, il poco tempo a disposizione. L’immagine del Pd resta da ricostruire, insieme a una coalizione di centrosinistra completamente nuova». E non mancano le critiche, soprattutto sotto l’aspetto della comunicazione: «Io anziché aprire il dibattito sul centro mi piglierei uno dei pochi capi operai della sinistra, Maurizio Landini, e gli farei fare un seminario di una settimana per spiegare come si parla agli operai, il 50 per cento ha votato Lega. Perché il Pd, al momento, non è in grado di farlo. Nel mio partito ideale, in campagna elettorale tutti i lunedì i candidati sarebbero mandati a fare comizi davanti alle fabbriche». 

Consigli 
D’Alema ripartirebbe dal «mondo del lavoro. Non dico di cancellare con un tratto di penna il Jobs Act e tornare a prima ma di lanciare un nuovo grande patto del lavoro: welfare, diritti, lotta alla precarietà».