Dalla Luna ai ‘terrestri’, 50 anni di innovazioni in medicina  

L’evoluzione dei voli aerospaziali che 50 anni fa ci ha portato sulla Luna non solo ha permesso all’umanità di arrivare a un traguardo inimmaginabile, ma ha contribuito a tante innovazioni e scoperte in campo medico che dagli astronauti sono arrivate a noi ‘terrestri’. Dall’alimentazione, integratori e micronutrienti, alle tecnologie per lo sviluppo di dispositivi cardiaci e uditivi, dalle conoscenze in campo fisiologico allo sviluppo di protezioni contro la luce solare. Fino a un braccio robotico che oggi aiuta gli specialisti in neurochirurgia.  

“Negli anni abbiamo acquisito tante informazioni sugli effetti del volo nello spazio sugli organismi viventi, è stata studiata una serie di parametri fisiologici sui lunghi periodi di permanenza nello spazio, siamo già ad oltre l’anno in orbita, ma visto che l’obiettivo oggi è andare su Marte occorrono ancora tanti studi per capire cosa accadrà in viaggi molto più lunghi”, spiega all’Adnkronos Salute Andrea Porzionato, direttore del Corso di perfezionamento in Medicina aeronautica e spaziale dell’Università di Padova.  

“Gli astronauti – ricorda Porzionato – sono sottoposti a una serie infinita di controlli ed esami per escludere eventuali patologie, ma nel pensare a missioni molto lunghe non si possono escludere problemi di salute nello spazio. Come si sopravvive in orbita a una malattia? A questa domande si cerca di dare una risposta e si fanno ricerche. E’ un filone che può portare e ha portato a innovazioni nel campo medico perché prevede una diagnostica innovativa e con dimensioni molto ridotte: ad esempio gli ecografi, che possano essere usati anche da chi non è un esperto, ma anche la microchirurgia”.  

Ci sono però ancora alcuni problemi che la Medicina aerospaziale deve affrontare. “Uno è quello di superare l’effetto delle radiazioni cosmiche sull’organismo – rimarca il direttore del Corso di perfezionamento in Medicina aeronautica – Questo è un limite, perché queste radiazioni sono un problema nel lungo periodo ed è difficile avere materiali che permettano la schermatura completa”.  

Un altro aspetto su cui non ci sono informazioni definitive è la possibilità di riproduzione nello spazio, lo scenario che viene spesso citato per ipotizzare una colonizzazione di un altro pianeta. “Ci sono studi che hanno evidenziato la possibilità di alcuni effetti dello spazio sulla riproduzione – suggerisce Porzionato – con conseguenze a livello embrionale potenzialmente negative. Ad oggi i dati non escludono che in futuro possano esserci delle colonie stabili su Marte, anche perché sono stati mandati in orbita piccoli mammiferi in gravidanza che poi si sono riprodotti. Ma sull’uomo è difficile escludere qualche potenziale effetto negativo possa esserci”.  

Il Corso di perfezionamento in Medicina aeronautica e spaziale dell’Università di Padova “è uno dei pochi in Italia e sicuramente quello che ha la maggiore tradizione visto che esiste da più di 10 anni – ricorda Porzionato – l’accesso è limitato ai laureati in Medicina, già specializzati e non. Abbiamo molti medici legali e del lavoro che frequentano il corso perché è riconosciuto dall’Enac per avere l’abilitazone per medico esaminatore nell’ambito aeronautico. Ma i docenti vengono da diversi versanti, da quello chirurgico a quello psicologico a quello delle neuroscienze”.  

La Stazione spaziale internazionale (Iss) è oggi il crocevia delle sperimentazione in campo Medico-aerospaziale. In orbita dal 1998 ha visto la sinergia di cinque diverse agenzie spaziali: la Nasa, la russa Rka, l’europea Esa, la giapponese Jaxa e la canadese Csa. NeuroArm, un braccio robotico ‘hi-tech’, è stato sviluppato nella Stazione spazionale e aiuta gli specialisti in campo neurochirurgico; un sistema di purificazione dell’aria ha mosso i primi passi grazie al lavoro degli scienziati in orbita; la tecnologia degli ultrasuoni oggi viene usata per procedure mediche a distanza ed è stata testata nello spazio; le conoscenze sull’osteoporosi e la fisiologia muscolare hanno avuto ampi contributi dalle sperimentazioni spaziali.  

L’attesa Missione Beyond, il cui lancio è previsto proprio il 20 luglio (lo stesso giorno in cui 50 anni l’Apollo 11 volò verso la Luna), vedrà il ritorno dell’astronauta italiano dell’Esa Luca Parmitano nello spazio e ha come obiettivo anche una serie di esperimenti tra cui ‘Amyloid aggregation’, che ha lo scopo di valutare se l’aggregazione delle fibrille amiloidi sia influenzata dalla microgravità, per identificare un possibile rischio professionale degli astronauti che trascorrono lunghi periodo sulla stazione spaziale internazionale; ‘Nutriss’, ha come obiettivo mantenere una composizione corporea ideale evitando l’aumento del rapporto massa grassa/massa magra dovuto alla microgravità; ‘Acoustic diagnostics’, si propone di valutare eventuali danni all’apparato uditivo confrontando i risultati di numerosi test audiologici effettuati sugli astronauti prima e dopo la missione, ma anche attraverso test obiettivi dell’udito durante la loro permanenza in orbita.  

(Fonte: Adnkronos Salute)

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