Dall’ittica allo spettacolo, al via la riforma delle scuole professionali

Dal prossimo anno scolastico gli istituti cambieranno organizzazione e didattica con nuovi percorsi di studio e un più concreto avvicinamento degli studenti al mondo del lavoro

La scuola professionale italiana si appresta a cambiare pelle: nuovi percorsi di studio, più tempo dedicato alle attività pratiche e maggiore spazio didattico alle materie di indirizzo sono le novità principali che attendono i neo iscritti a questi istituti scolastici, veri e propri trait d’union tra mondo dell’istruzione e mondo del lavoro.
A settembre scatterà, infatti, la riforma della scuola professionale introdotta dal governo Renzi con la cosiddetta “legge sulla buona scuola”, e resa operativa dal decreto legislativo n. 61 del 13 aprile 2017 del governo Gentiloni. Il provvedimento prevede innanzitutto un riordino della didattica delle scuole professionali, una realtà scolastica che tradotta in cifre significa 2.000 istituti sparsi in tutta la penisola frequentati da circa 420.000 studenti. I nuovi cicli di studio mirano a un più concreto avvicinamento alle professioni, sia durante il percorso di istruzione, sia alla sua conclusione.

I nuovi indirizzi di studio
Il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca aveva già annunciato a inizio anno, mediante una circolare diramata a tutti gli istituti, le trasformazioni incombenti sul settore scolastico professionale.
Nella nota ministeriale venivano riassunte le novità della riforma, a partire dall’ampliamento degli indirizzi di studio professionali, che dal prossimo anno scolastico passano da 6 ad 11. Alcuni di questi erano già esistenti ma sono stati riorganizzati, altri sono di nuova istituzione.

Ecco il loro elenco completo con le caratteristiche di ciascun corso:
– Agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane
– Pesca commerciale e produzioni ittiche (di nuova introduzione)
– Industria e artigianato per il Made in Italy
– Manutenzione e assistenza tecnica
– Gestione delle acque e risanamento ambientale (di nuova introduzione)
– Servizi commerciali
– Enogastronomia e ospitalità alberghiera
– Servizi culturali e dello spettacolo (di nuova introduzione)
– Servizi per la sanità e l’assistenza sociale
– Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico
– Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

Questi nuovi percorsi di istruzione professionale saranno strutturati in un biennio e in un successivo triennio, e la loro peculiarità, secondo le intenzioni del legislatore, è quella di fare formazione andando incontro alle richieste dei territori e del mondo produttivo Made in Italy.

Percorsi di studio più vicini al mondo del lavoro
Scendendo nel concreto: nel biennio diminuiscono le cosiddette “materie generaliste”, mentre aumentano le ore che gli studenti passeranno nei laboratori e in attività tecnico-pratiche. Nei primi due anni di scuola su 2.112 ore complessive studio, 924 saranno, infatti, dedicate alle attività e a insegnamenti di indirizzo, comprensive del tempo da destinare al potenziamento dei laboratori. Le rimanenti 1.188 ore saranno ripartite tra attività e insegnamenti di ordine generale.
Nel successivo triennio su 1.056 ore totali di lezione, 594 dovranno essere di natura pratica, ossia avere una diretta attinenza con le future attività lavorative degli studenti al termine del ciclo di studi. Altre 462, invece, saranno dedicate all’istruzione generale.

Occupazione qualificata: le richieste del mondo del lavoro
Un significativo dato sulle esigenze di forza-lavoro del Made in Italy, che sembra accordarsi con lo scenario di riforma della scuola professionale di prossima attuazione, lo fornisce Confindustria: «Nei prossimi cinque anni nei settori chiave della meccanica, della chimica, del tessile, dell’alimentare e dell’Ict le imprese avranno bisogno di qualcosa come 272.000 addetti, con oltre il 60 per cento di periti e laureati tecnico-scientifici», ha dichiarato Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria per il Capitale umano, durante la presentazione alla scorsa edizione della fiera Job&Orienta di un dossier realizzato con Unioncamere su lavoro ed imprese.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here